La corretta conformazione di una struttura supportata da impianto è considerata un fattore chiave per ottenere il successo del trattamento a lungo termine, mentre è noto che disallineamenti sovrastrutturali possono indurre complicazioni meccaniche e biologiche. Diverse fasi delle procedure cliniche e di laboratorio devono ancora essere standardizzate e possono influenzare l’accuratezza della protesi. Queste fasi sono influenzate da gradi variabili di errore, che possono accumularsi, risultando in uno scostamento nella sovrastruttura dell’impianto.
Poiché l’accuratezza dell’impronta è il primo passo nella produzione delle riabilitazioni, è certamente uno dei principali fattori che influenzano i risultati. Negli ultimi anni, le impronte digitali su impianti ottenute utilizzando scanner intraorali sono state progressivamente perfezionate fino a configurarsi come un’alternativa alla tradizionale presa delle impronte manuale, o procedura analogica. Si ricorre a diverse tecnologie come la triangolazione, i laser confocali e il campionamento attivo del fronte d’onda per determinare la posizione relativa dell’impianto. Rispetto alla tradizionale metodologia analogica, le impronte digitali possono semplificare il flusso di lavoro e ridurre significativamente i tempi e i costi materiali. Teoricamente, potrebbero migliorare l’accuratezza della riparazione finale e di fatto le indicazioni cliniche per la rilevazione digitale delle impronte stanno aumentando costantemente nei pazienti con perdita di un solo dente o con difetti della dentizione.
Finora, ci sono state molte indagini di laboratorio in vitro sull’accuratezza delle impronte digitali, ma evidentemente questi studi non rappresentano completamente le condizioni cliniche in vivo, in cui molte variabili intraorali, come la mucosa, la saliva, l’umidità orale e i movimenti della lingua, potrebbero influenzare la corretta digitalizzazione. Per questa ragione, un gruppo di ricercatori del Distretto odontoiatrico Xuhui di Shanghai hanno effettuato una revisione sistematica mirata a valutare l’accuratezza in vivo delle impronte digitali su impianti ottenute utilizzando scanner intraorali. I risultati della loro ricerca sono comparsi sulle pagine dell’International Journal of Implant Dentistry e mostrano che la precisione varia notevolmente a seconda della strategia di scansione.
Gli autori hanno individuato dieci studi in vivo ritenuti adatti per l’analisi finale, ma non hanno raggiunto conclusioni univoche riguardo all’accuratezza delle impronte digitali ottenute. Si è visto che, in arcate complete, la procedura di presa delle impronte con lo scanner intraorale ha richiesto significativamente meno tempo rispetto a quella convenzionale (con una differenza media di 8,59 minuti); il tasso di sopravvivenza protesica è stato del 100% e i livelli ossei marginali di tutti i partecipanti si sono mantenuti in modo stabile (la differenza media nella perdita ossea marginale a 12 mesi è stata appena di 0,03 mm).
Tuttavia, la conclusione dei ricercatori cinesi è prudente: «sulla base degli studi clinici con follow-up, le impronte digitali si sono rivelate accurate, ma questi risultati devono essere interpretati con cautela, anche perché alcune delle evidenze sono state ottenute dallo stesso gruppo di ricerca».
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




