La letteratura scientifica indica che il trattamento radicale per l’ameloblastoma, sia unicistico che solido, è superiore a quello conservativo in termini di probabilità di recidive. Lo documentano su Oral Diseases Faqi Nurdiansyah Hendra e i suoi colleghi della Vrije Universiteit di Amsterdam (1) sulla base dei 20 studi selezionati sul tema e ritenuti adatti per la metanalisi.
L’ameloblastoma è un tumore raro e benigno che si sviluppa più frequentemente nella mascella, vicino ai molari, dopo aver preso l’avvio nelle cellule del rivestimento protettivo di smalto dei denti. Può essere molto aggressivo, diffondersi alla mascella e causare infiammazione e dolore. Rare volte le cellule di ameloblastoma possono anche diffondersi ad altre parti del corpo, come linfonodi e polmoni; più comunemente, si manifesta clinicamente come un gonfiore indolore a crescita lenta, e in questi casi la diagnosi può essere formulata con un notevole ritardo.
L’Oms ne classifica quattro tipi: convenzionale (detto anche solido o multicistico), unicistico, periferico e desmoplastico. L’ameloblastoma convenzionale è il più comune e mostra una predilezione per il lato posteriore delle mascelle.
Il trattamento primario è chirurgico e può essere di tipo conservativo oppure prevedere metodi più radicali; la scelta del trattamento dipende dal tipo di tumore e dalla presentazione clinica: l’ameloblastoma solido multicistico viene spesso trattato radicalmente. I metodi conservativi, come l’enucleazione e il curettage, sono procedure più rapide, mentre la chirurgia radicale, come la resezione ossea segmentaria, richiede generalmente una ricostruzione, più o meno estesa. L’invasività di questa seconda opzione consiglierebbe di scegliere una chirurgia conservativa, ma il problema è che, dopo il trattamento, le recidive sono molto frequenti.
Qualche anno fa, uno studio condotto presso l’università di Palermo, aveva riscontrato una netta superiorità dell’approccio più aggressivo (2). In quel caso erano stati studiati solo 23 pazienti (ma ricordiamo che si tratta di un tumore raro) però con un lungo follow-up, di almeno dieci anni: tutti coloro che avevano ricevuto una chirurgia conservativa avevano avuto una recidiva della lesione, al contrario i soggetti operati con chirurgia radicale non ne avevano presentata nessuna. I ricercatori siciliani avevano concluso che «quando l’ameloblastoma è piccolo può essere rimosso con una escissione marginale aggressiva che abbia un margine di un centimetro al di là dei limiti radiologici, al contrario se ha dimensioni superiori ai 3 cm è consigliabile la resezione ossea segmentale aggressiva della lesione con un margine di 1,5-2 cm oltre i limiti radiologici della lesione».
La revisione dei ricercatori olandesi, sulla scorta dell’analisi di un maggior numero di soggetti (oltre 500), conferma il vantaggio significativo della chirurgia radicale dal punto di vista del rischio di recidive. «Abbiamo trovato – scrivono – che il tasso di recidiva aggregato per ameloblastomi solidi è stato dell’8% dopo il trattamento radicale e del 41% dopo quello conservativo. Per gli ameloblastomi unicistici, i valori sono stati rispettivamente del 3% e 21%».
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal
Bibliografia:
1. Hendra FN, Natsir Kalla DS et al. Radical vs conservative treatment of intraosseous ameloblastoma: Systematic review and meta-analysis. Oral Dis. 2019 Oct;25(7):1683-1696.
2. Tortorici S. Difalco P, Buzzanca ML, Burruano F. Trattamento dell’ameloblastoma primario dei mascellari: esperienza di 15 anni. Minerva Stomatologica 2012 May;61(5):175-82.





