
SPESA PROCAPITE, PER LE CURE DENTARIE
CRESCE NEI CAPOLUOGHI
Nell’immagine, i capoluoghi dove si spende di più e dove si spende di meno: il loro andamento è in molti casi sganciato da quello del resto della regione. Per l’odontoiatria la maggior spesa si evidenzia a Trento (+40% sul resto del Trentino), a Genova (+13% sul resto della Liguria) e anche a Torino e Milano (+4% sul resto della media delle rispettive regioni), ma non a Firenze (-11%), Trieste (-12%) o l’Aquila (-45% sul resto dell’Abruzzo)
Fonte: Fondo San Paolo Intesa
Una ricerca dell’Osservatorio consumi privati in sanità dell’Università Bocconi descrive come la spesa odontoiatrica annua degli iscritti a una mutua abbia un andamento meno altalenante di quella sostenuta dai pazienti di tasca propria
Si dice che i fondi sanitari integrativi della sanità pubblica siano “roba da ricchi”: solo chi è contrattualizzato o iscritto a un’assicurazione, dunque non povero, è coperto per spese sanitarie integrative come quelle odontoiatriche.
Le ricerche fin qui condotte confermano che si tutelano di più i cittadini di regioni dove la sanità funziona meglio. Eppure, la prima indagine che passa ai raggi X un fondo sanitario, quello di intesa San Paolo, condotta con l’Osservatorio consumi privati in sanità della Sda-Bocconi, proprio sull’odontoiatria offre un dato controcorrente: rispetto al resto della specialistica, le tariffe dei fondi sanitari integrativi sono più omogenee tra Nord e Sud rispetto a quanto non lo siano da una parte le tariffe sostenute dai cittadini di tasca propria dal dentista e dall’altra le tariffe delle specialità mediche.
I dati del Fondo Intesa San Paolo
Il Fondo Intesa San Paolo copre 202.718 iscritti (di cui 67.305 dipendenti in servizio), alimentato da un contributo di solidarietà pari al 6% del salario del dipendente. Su un richiesto di 188,5 milioni nel 2016 ne ha rimborsati 141 e 47 sono rimasti a carico dell’iscritto. Il grosso delle prestazioni è stato erogato in regioni dove la banca ha più occupati: Piemonte, Lombardia, Lazio. La spesa pro capite decresce da Nord a Sud con l’eccezione del Lazio, dove ogni iscritto costa 975 euro annui contro gli 816 del lombardo, ed è ai minimi, sui 400 euro a testa, in Trentino Alto Adige e nelle regioni a basso reddito come la Sardegna. Si spende di più nei capoluoghi, ricchi di strutture (vedi cartina nella pagina a fianco). A Roma, ad esempio, ogni iscritto spende una media di 1.026 euro contro i 726 del resto del Lazio.
Nel 2016 sono state presentate al Fondo 547 mila domande di rimborso, mentre in 147 mila casi gli iscritti hanno fruito di prestazioni convenzionate senza versare un euro. Nella spesa odontoiatrica pro capite, le differenze più forti sono per la convenzionata, con una media di 449 euro annui in Lazio, 315 in Lombardia, 226 media italiana e giù a scendere fino ai 70-80 euro di Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per i rimborsi medi annui le cifre sono molto più omogenee: si scende dai 525 euro pro capite in Veneto ai 393 della Sardegna. Dove più sono i centri convenzionati, come a Roma, minore è la spesa sostenuta rispetto al resto del territorio.
Si spende di più nei capoluoghi: oltre 170 euro a iscritto a Milano, Torino, Venezia, Trento, Bologna; fra 150 e 170 a Roma, Genova, Perugia, Ancona e Trieste; sotto 150 al Sud e a Firenze. In odontoiatria però lo scostamento tra aree urbane ed extraurbane è minore rispetto a quello rilevato nelle specialità mediche, forse per la più capillare diffusione dei dentisti sul territorio che crea una rete di offerte concorrenziali tra loro.
I dati di spesa delle famiglie
Confrontiamo ora la spesa nel Fondo con quella sostenuta dalle famiglie. L’ultima indagine Istat rivela che nel 2015 gli italiani hanno pagato di tasca loro il 40% delle visite specialistiche, il 49% della riabilitazione, il 23% degli esami e hanno fruito di un’assicurazione o di una mutua solo per quote residuali, dall’1% delle analisi del sangue al 5% della riabilitazione; per le fasce più anziane ha speso di più il Servizio sanitario, rendendo gratuito il 77% delle analisi del sangue, il 65% degli accertamenti e così via. La spesa totale privata, 38-39 miliardi di euro, è in genere legata al reddito del territorio di riferimento come dimostrano il primo posto della Val d’Aosta con 859 euro pro capite, seguita da Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto (intorno ai 700 euro) e gli ultimi di Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia (fra i 300 e i 400 euro a testa). La spesa sostenuta dal fondo per la specialistica ricalca questo andamento.
Il confronto sulle tariffe
Lo scarto tra tariffe praticate varia più o meno secondo specialità (coefficiente di variazione di oltre il 35% in ginecologia, del 19-30% in otorinolaringoiatria, del 16-33% in ortopedia) e tra Nord e Sud cambia poco, del 20% o poco più. Invece per l’odontoiatria la variabilità fra tariffe è molto inferiore nel fondo rispetto allo scarto riscontrato nelle tariffe pagate dalle famiglie. «Un esito sorprendente – commenta Marianna Cavazza, ricercatrice dell’Osservatorio consumi privati in sanità della Sda-Bocconi –. La spesa sanitaria che gli italiani sostengono di tasca loro è fortemente legata al reddito e può indirizzarsi anche a prestazioni già coperte dalla sanità pubblica. In linea generale, chi più ha, più chiede prestazioni integrative. I dati sulla popolazione italiana segnalano che i consumi sanitari privati sono fortemente legati al reddito regionale e in genere la disparità di consumi è proprio spiegata da questa variabilità. All’interno di un fondo questa variabilità si riduce molto, ma permane la variabilità interregionale nei consumi, spiegabile da variabili diverse dal reddito quali il livello di offerta del proprio servizio sanitario regionale, oppure la residenza nel capoluogo regionale o al di fuori di esso. Se iscritto a un fondo o a un’assicurazione, inoltre, il cittadino tende a spendere di più per la propria salute a pari reddito rispetto a chi non è iscritto.
Questo però vale per la spesa specialistica di un fondo, dove si ripropongono, ad esempio tra Nord e Sud, divergenze molto simili negli esborsi pro capite. Invece per l’odontoiatria la spesa si livella. E non solo tra regioni ma anche tra chi vive in città e chi sta in campagna in una stessa regione».
La ricerca Bocconi analizza il coefficiente di variazione, rapporto tra la deviazione standard e la media della spesa pro capite. Per gli esborsi dal dentista, nella spesa “viva” sostenuta da ogni italiano c’è una variazione fino al 65%; ma la variazione scende al 13% nella spesa pro capite mediata dal fondo San Paolo. «Si può presumere – dice Cavazza – che una minore variabilità negli esborsi per tariffe mediate da assicurazioni (quelle del Fondo San Paolo sono fissate da Previmedical, ndr) generi maggiore accessibilità. Dunque, grazie all’intervento del fondo è probabile che più gente si rechi dal dentista e fruisca di una gamma di prestazioni a tutela della salute orale».

L’EFFETTO LIVELLAMENTO DEI FONDI SANITARI
Nel grafico, la composizione della spesa sanitaria sostenuta dalle famiglie di tasca loro o mediata da assicurazioni. Come si può vedere, fatta cento la spesa per l’acquisto di farmaci, celeste in alto, la spesa sanitaria privata ha un’incidenza crescente da Nord a Sud; nel contempo decresce nel complesso la quota per interventi specialistici (grigio più blu). I servizi dentistici, in blu, hanno un andamento ancor più decisamente “in calando” se si scende di latitudine. L’appartenenza a un fondo frena questa diversità di spesa, omogeneizzando i comportamenti e creando i presupposti per un possibile maggiore accesso a Sud. In particolare per l’effetto-livellamento del fondo, la variabilità della spesa per cure dentali diminuisce del 19,7% tra le regioni, includendo i capoluoghi. Analogamente, più equità, ma in misura minore (-12,6%), si presenta escludendo i capoluoghi
CONVENZIONAMENTO, STRADA OBBLIGATA PER LE ASSICURAZIONI SANITARIE_Tanto il convenzionamento quanto il rimborso forfettario, nel Fondo, hanno contribuito a contenere la variabilità dei prezzi delle prestazioni, anche se per le convenzioni la variabilità tariffaria è stata elevata. Dice Marianna Cavazza di OCPS: «In questi anni il convenzionamento è stata la strada più diretta per i Fondi sanitari per dedicare il 20% delle prestazioni all’integrazione dei livelli essenziali di assistenza restando in “pari” pur di fronte a esigenze diffuse come l’apparecchio ortodontico per i figli degli iscritti o la dentiera per i più anziani. Molti odontoiatri temono le convenzioni, affermano che contenere costi passibili di lievitare all’improvviso all’interno di una tariffa fissata da un assicuratore costringa a offrire minore qualità, salvo poi convincersi di fronte all’ennesimo paziente che si presenta con una determinata convenzione, dice di trovarsi bene, le attribuisce un valore positivo. Per contro, gli assicuratori limitano i rimborsi proprio per l’estrema variabilità delle tariffe professionali odontoiatriche unita all’impossibilità di ricostruire l’appropriatezza del comportamento del dentista».
La prevenzione nei fondi sanitari
Dai conti del Fondo San Paolo non è possibile desumere quanto si sia speso per otturazioni, ortodonzia, impianti. Né la prevenzione, eterna trascurata. Il Fondo però ha attivato screening su iscritti pazienti cardiovascolari e con osteoporosi ottenendo un’adesione più omogenea tra varie aree del paese di quanto non avvenga nel più ampio bacino degli screening del Servizio sanitario nazionale. Un buon segnale. «La prevenzione dentale può e deve avere un ruolo prioritario nelle coperture dei fondi sanitari», dice Cavazza. «Pur se il titolo di studio influisce sulla spesa del cittadino, questa al crescere dell’età si livella, secondo i dati Istat a 65 anni si spende uguale. Ma a spendere meno sono i 25-44 enni con basso titolo di studi: questo sottogruppo ha bisogno di prevenzione». In questa prospettiva, l’esperienza scandinava studiata da OCPS è interessante: «In Svezia dopo i 18 anni, cessata la copertura della sanità pubblica, si offrono due opzioni: o la copertura di un pacchetto limitato di prestazioni o l’ingresso in un programma di controlli periodici sul rischio di sviluppare patologie croniche che include patto di cura e adesione a stili di vita sani, chi sgarra esce, chi resta ha nei numeri esiti migliori. A guidare è il dentista. L’esperienza potrebbe insegnarci qualcosa».
Mauro Miserendino
Giornalista Italian Dental Journal





