
Visione coronale alla Cbct che mostra la radiopacità in un soggetto con Osas (a) e in un soggetto senza patologia (b)
L’apnea ostruttiva del sonno può essere collegata alla bassa densità minerale ossea negli adulti, secondo una ricerca effettuata presso l’Università di Buffalo, negli Stati Uniti, e comparsa sulle pagine di The Journal of Craniomandibular and Sleep Practice. Si tratta di un risultato di grande rilevanza per le persone con apnea notturna, poiché la bassa densità minerale ossea è un indicatore di osteoporosi. Oltre ad aumentare il rischio di fratture, la bassa densità influisce anche sulla salute orale, causando l’allentamento dei denti e favorendo il fallimento degli impianti dentali.
Coordinati dalla professoressa in ortodonzia Thikriat Al-Jewair, i ricercatori hanno usato la tomografia computerizzata a fascio conico (Cbct) per misurare la densità minerale ossea nella regione della testa e del collo (prima e seconda vertebra cervicale) in 38 adulti, metà dei quali soffriva di apnea ostruttiva del sonno. A parità di peso corporeo, età e genere, i partecipanti con apnea avevano valori di densità ossea notevolmente inferiore rispetto ai soggetti inseriti nel gruppo di controllo.
L’apnea ostruttiva, che è caratterizzata da difficoltà respiratorie durante il sonno, può causare ipossia, infiammazioni, stress ossidativo e dispnea. Ciascuno di questi sintomi può avere un effetto cronico negativo sul metabolismo dell’osso e, in definitiva, sulla sua densità.
Nella popolazione generale questa riduzione della densità potrebbe non essere clinicamente significativa e viene generalmente considerata un processo fisiologico, ma è possibile che il trattamento ortodontico possa portare a una sua ulteriore riduzione. A sua volta, una bassa densità può accelerare il movimento ortodontico dei denti a causa dell’aumento del ricambio osseo che si verifica in questi soggetti e può avere un impatto negativo sulla stabilità implantare.
«Anche se il legame tra apnea ostruttiva del sonno e bassa densità minerale ossea deve ancora essere completamente esplorato, questo studio offre nuove prove sulla loro connessione, che potrebbe avere diverse implicazioni sui trattamenti ortodontici – ha spiegato Al-Jewair –. Se a un paziente è stata diagnosticata l’apnea notturna, la pianificazione e la gestione del trattamento dovrebbero tenerne conto. L’imaging Cbct è diventato parte integrante della pratica ortodontica quotidiana e potrebbe essere utilizzato come strumento di screening per la bassa densità minerale ossea. Gli ortodontisti potrebbero informare i loro pazienti, incoraggiarli a cercare consultazioni specialistiche e avvertirli dei possibili esiti avversi, dell’aumento dei rischi e della durata del trattamento».
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




