L’articaina si conferma l’anestetico locale di prima scelta in odontoiatria, vincendo il confronto con lidocaina, mepivacaina, bupivacaina, prilocaina e ropivacaina. L’efficacia e la rapidità d’azione sono superiori in tutte le procedure odontoiatriche
A partire dal momento in cui fu sintetizzata, nel 1969, e per la prima volta testata in studi clinici, nel 1971, l’articaina non ha smesso di suscitare l’attrazione dell’odontoiatria nei confronti di alcune prerogative farmacocinetiche e farmacodinamiche che l’hanno fatta emergere come composto competitivo nei confronti della lidocaina e delle altre molecole amino-amidiche (mepivacaina, bupivacaina, prilocaina, ropivacaina) per l’anestesia locale sia plessica sia tronculare.
Alla sua struttura chimica, unica nella classe farmacologica alla quale appartiene, caratterizzata dalla presenza di un anello aromatico tiofenico invece che benzenico, si deve la maggiore liposolubilità che ne rende più efficiente la diffusione nei tessuti e attraverso le membrane cellulari neuronali. A favore dell’articaina sono inoltre l’emivita sierica più breve, di 20-30 minuti rispetto ai 90-120 minuti della lidocaina e degli altri amino-amidi, e la metabolizzazione prevalentemente (al 90%) plasmatica invece che epatica, con degradazione a un composto inerte (acido articainico) che viene eliminato a livello renale: entrambe proprietà che garantiscono una minore tossicità e quindi consentono l’impiego di dosaggi più alti e di maggiore efficacia.
Facendo seguito all’approvazione da parte della Fda delle associazioni di articaina al 4% con adrenalina alle concentrazioni 1:100.000 (2000) e 1:200.000 (2006), l’anestetico è diventato per molti la prima scelta per il controllo del dolore in tutte le procedure odontoiatriche.
Articaina vs lidocaina
La preferenza accordata all’anestetico di nuova generazione rispetto a predecessori di consolidato impiego come la lidocaina deriva da una consistente mole di dati comparativi evidence-based che ne hanno valutato efficacia e sicurezza nelle applicazioni.
Quelli dedicati al confronto con la lidocaina sono stati recentemente sintetizzati in una revisione sistematica con metanalisi compiuta da un gruppo di ricercatori del College of Medicine and Dentistry dell’australiana James Cook University e riportata nel 2021 dal British Dental Journal (1). Negli studi inclusi, per un totale di 922 pazienti nel corso di trattamenti endodontici o interventi estrattivi di routine con articaina al 4% o con lidocaina al 2%, la prima ha ottenuto performance migliori nell’anestesia infiltrativa così come in quella tronculare, senza differenze di rilievo quanto a effetti collaterali (parestesie residue).
Nelle procedure di blocco del nervAo alveolare inferiore effettuate per gli interventi mandibolari la probabilità di successo è stata complessivamente superiore, di una volta e mezzo, con l’articaina, che si è dimostrata più efficace anche per l’anestesia supplementare richiesta nei casi di fallimento del blocco nervoso.
Nelle procedure infiltrative il composto ha mostrato un’efficacia sempre superiore a quella della lidocaina, di tre volte in sede mandibolare e di oltre due volte e mezzo in sede mascellare. Infine negli studi comparativi che hanno verificato le prestazioni dei due anestetici a seconda dello stato pulpare pre-intervento degli elementi dentali trattati ha prevalso ancora l’articaina, sortendo l’effetto anestetico voluto con una probabilità più alta di 2,31 volte sui denti asintomatici e di 1,89 volte sui denti sintomatici.
Articaina vs resto del mondo
Preso atto di tali conferme, l’interesse della ricerca odontoiatrica per le applicazioni dell’articaina non è comunque scemato: negli ultimi due anni si sono accumulate in letteratura pubblicazioni di nuovi trial. Tra questi, nel 2022 due studi condotti presso le università indiane di Bahadurgarh (2) e di Uttar Pradesh (3) l’hanno messa a confronto con molecole amino-amidiche diverse dalla lidocaina, il primo con la mepivacaina nell’anestesia supplementare dopo fallimento del blocco nervoso in pazienti con pulpite irreversibile e il secondo con la bupivacaina nell’estrazione di elementi molari mandibolari. Tra le pubblicazioni del 2023 spiccano due studi di ambito pediatrico, realizzati rispettivamente presso l’università siriana di Tishreen (4) e presso l’università statunitense dell’Illinois (5), che hanno verificato l’efficacia dell’articaina a paragone con la lidocaina nel trattamento di molari mandibolari primari affetti da ipomineralizzazione e in interventi restaurativi di molari mandibolari permanenti. Anch’essa dedicata all’anestesia odontoiatrica in età evolutiva, una revisione sistematica svolta dall’università cinese di Nanjing (2022) ha preso in esame studi nei quali l’articaina è stata impiegata per interventi estrattivi dei molari primari (6).
In tutti questi nuovi contributi di ricerca all’articaina viene complessivamente riconosciuta un’efficacia superiore rispetto ai composti di confronto, in termini sia di effetto anestetico che di rapidità di azione.
Monica Oldani
Giornalista Italian Dental Journal
Bibliografia
1) Martin E et al. BDJ Open, 2021, 7:27.
2) Singhal N et al. J Conserv Dent. 2022; 25(6): 654-660.
3) Tenglikar P et al. Cureus. 2022 Dec 16;14(12):e32611.
4) Haidar M, Raslan N. Eur Arch Pediatr Dent 2023 Aug 1.
5) Garcia J et al. Pediatr. Dent. 2023;45(4):299-306
6) Chen S et al. J Med Sci 2022 (Part-II);38(4):1048-1055.





