Dalla saliva al microbioma: le ultime ricerche nel campo dell’igiene guardano a enzimi e proteine per innalzare e potenziare le fisiologiche difese dell’organismo contro le patologie del cavo orale, da quelle di origine batterica a quelle virali
La nostra bocca ha una naturale capacità di autodifendersi. Si tratta ormai di un dato scientifico acquisito e legato al ruolo protettivo della saliva e del microbioma della bocca, un insieme di microrganismi capaci di interagire tra di loro e proteggere tessuti duri e molli dall’attacco di virus e batteri.
«Le più recenti ricerche di igiene orale sono di fatto orientate al supporto delle naturali attività di difesa della nostra bocca, ricalcandone e potenziandone l’azione» ha spiegato il professor Stefano Eramo, presidente del corso di laurea di odontoiatria dell’Università di Perugia, in occasione della conferenza stampa di presentazione del dentifricio Zendium (Unilever). Un prodotto per l’igiene orale contenente un mix di enzimi e proteine in grado di potenziare la protezione antibatterica naturale della bocca. Si tratta di una novità per l’Italia, ma il dentifricio in realtà ha alle spalle una lunga storia nei paesi scandinavi e la sua realizzazione nel 1976 era partita dall’intuizione del microbiologo Henk Hoogendoorn, il primo a scoprire come le reazioni enzimatiche che avvengono nella saliva portano alla produzione di ipotiocianito, attraverso il perossido di idrogeno, e come l’ipotiocianito abbia un naturale effetto antibatterico contro gli streptococchi presenti nella placca.
«La prevenzione delle malattie orali si sta progressivamente spostando verso un controllo dei fattori che causano la disbiosi relativamente ai microrganismi orali, piuttosto che verso tentativi di eliminazione del nostro microbioma orale – ha spiegato il professor Mogens Kilian, docente di genetica delle popolazioni batteriche presso l’Università di Copenaghen, in Danimarca, i cui recenti studi sono incentrati sulla relazione tra i microrganismi del microbioma umano e le infezioni e le malattie –. L’obiettivo generale – ha detto l’esperto – è quello di ristabilire l’equilibrio armonico perso a causa dello stile di vita». Uno stile di vita che è cambiato drasticamente dalla comparsa del genere Homo due milioni di anni fa a oggi.
Microbioma e cavo orale
Il corpo umano ospita una comunità diversificata e altamente coevoluta di microrganismi, contenente un numero di cellule quasi dieci volte superiore a quello del nostro corpo. Questi microrganismi sono parte integrante dell’organismo umano e influiscono sulla salute e sullo sviluppo delle malattie.
Il corpo umano e il microbioma possono essere considerati addirittura un’unica entità evolutiva perché questo “superorganismo” è il risultato di una coevoluzione di milioni di anni che incrementa il patrimonio genetico del nostro corpo di un fattore di 150 a 1. E i modi in cui questi geni microbici interagiscono con il corpo umano è determinante per la nostra salute. «Una bocca sana inizia da un organismo sano, in cui rispettiamo il microambiente e la microflora batterica» conferma il professor Giancarlo Barraco, docente di protesi all’Università di Perugia.
Il cavo orale è una delle parti del nostro corpo più densamente popolate da microrganismi, con più di 700 specie diverse (tra cui batteri, funghi, virus e altri microrganismi), che sono uniche per ciascun individuo. La colonizzazione dei neonati da parte di questi microrganismi avviene rapidamente dopo la nascita e la microflora orale si sviluppa mediante un trasferimento passivo dalla saliva e dall’ambiente circostante.
Il microbioma orale, essenziale per mantenere la salute generale della bocca, è supportato e controllato dalle proteine e dagli enzimi salivari. Promuovendo l’equilibrio tra i batteri presenti nella bocca, il microbioma protegge il cavo orale dalle malattie.
«Analisi storiche hanno mostrato che i primi esseri umani presentavano un microbioma orale in equilibrio con l’organismo» ha spiegato Kilian. Ovvero niente carie e niente malattia parodontale. I notevoli cambiamenti che hanno poi interessato lo stile di vita e la dieta nel passaggio da una cultura basata sulla caccia a uno stile di vita agricolo, uniti agli adattamenti genetici dei microrganismi a questo cambiamento, hanno portato a una disbiosi che si manifesta oggi con carie e malattie parodontali.
«Negli ultimi anni, nuove prospettive di ricerca e progressi in campo tecnologico hanno innescato una rivoluzione nelle conoscenze sul microbioma» ha detto Mogens Kilian, convinto che ci aspetti un «futuro promettente per le applicazioni pratiche basate sul microbioma in grado di promuovere la salute umana e curare le malattie».
Il ruolo della saliva
«Dal punto di vista fisiologico non ci sono più dubbi sul ruolo protettivo della saliva nella salute orale e dell’omeostasi dei tessuti duri e molli» ha spiegato Grazia Lupoli, odontoiatra specializzata in statistica sanitaria all’Università di Perugia.
La saliva (in condizioni fisiologiche ne produciamo circa un litro al giorno) svolge numerose funzioni: agevola la masticazione e la deglutizione, ci aiuta a parlare, interviene nella parte iniziale del processo digestivo ed è uno dei fattori responsabili dell’equilibrio nell’ecosistema della bocca. La saliva mantiene sotto controllo la proliferazione dei batteri nella cavità orale, impedendo una colonizzazione microbica senza freni. Regola la colonizzazione batterica dei tessuti orali mediando l’adesione batterica, fornendo i substrati per la crescita dei microrganismi e attraverso l’attività antimicrobica.
Lo smalto dentale è ricoperto da una pellicola salivare costituita da diverse proteine e il livello di protezione antimicrobica è legato alla composizione e allo spessore di questa pellicola.
Le ricerche sulla saliva continuano a rivelare sempre nuovi dettagli sulle proprietà protettive dei suoi componenti e le opportunità di migliorare la protezione attraverso l’impiego di sistemi di enzimi salivari sembrano avere un potenziale interessante per gli interventi nell’ambito della salute orale. Inoltre, la saliva dispone di un notevole potenziale come liquido diagnostico, dal momento che l’utilizzo dei biomarcatori salivari è ormai una realtà in ambito clinico.
Andrea Peren
Giornalista Italian Dental Journal





