
Doppio forame mentoniero visibile attraverso l’imaging volumetrico dell’osso mandibolare (da Jacobs R et al. BMC Oral Health 2018)
Reinhilde Jacobs e i suoi colleghi dell’Università di Lovanio, in Belgio, hanno recentemente condotto una revisione narrativa della letteratura, pubblicata su BMC Oral Health, riguardo all’utilizzo ottimale della tomografia computerizzata cone beam (Cbct) in implantologia. I ricercatori hanno evidenziato molte questioni aperte, dato che si sta ancora cercando di ottimizzare la procedura di utilizzo in funzione delle apparecchiature, della tipologia di paziente e delle indicazioni per cui viene impiegata.
L’imaging Cbct è una modalità radiografica consolidata nella pianificazione del trattamento per impianti dentali ed è diventata sempre più popolare e utilizzata; in parte questo è dovuto alle nuove conoscenze raggiunte riguardo ai punti di riferimento anatomici e delle strutture a rischio, come quelle neurovascolari, durante il posizionamento dell’impianto. Un’altra ragione dell’uso crescente della scansione Cbct è l’aumento del ricorso alla chirurgia guidata da computer, che si basa sulla pianificazione digitale condotta a partire proprio dalle immagini di alta qualità fornite dalla Cbct, ma può anche includere la sovrapposizione di scansioni intraorali e scansioni facciali extraorali per creare una visione tridimensionale dell’area oggetto di intervento. Si tratta del cosiddetto paziente virtuale: la rappresentazione virtuale in tre dimensioni, estremamente fedele, dell’intero distretto dento-maxillo-facciale ottenuta con un software dedicato che permette di integrare Tac, cone beam, impronte digitali e la foto 3D del viso.
Tuttavia, è essenziale determinare i precisi ambiti di utilizzo entro i quali è consigliabile utilizzare la tomografia cone beam. A questo proposito, a conclusione del loro esame delle evidenze scientifiche, i ricercatori belgi affermano che l’utilizzo della Cbct dopo il posizionamento degli impianti dovrebbe essere ristretto a specifiche complicanze post-operatorie (come traumi neurovascolari iatrogeni) e a procedure chirurgiche complesse. «Per il controllo a lungo termine degli impianti dentali – affermano gli autori – siamo ancora costretti a restare su misure bidimensionali del livello osseo perimplantare, su radiografie periapicali correttamente eseguite, anche se hanno forti limitazioni. La variabilità delle prestazioni dei sistemi di Cbct, sia riguardo all qualità delle immagini che delle radiazioni emesse, enfatizza la necessità di ulteriori ricerche per trovare soluzioni appropriate».
Riguardo a questo ultimo aspetto, Jacobs e colleghi ritengono essenziale riconoscere la stretta relazione tra radiazioni e qualità delle immagini: «sarebbe semplice e diretto ridurre le dosi delle radiazioni a livelli estremamente bassi, ma questo renderebbe le immagini prive di utilità, mentre abbiamo bisogno di una qualità delle immagini adatta a ogni specifica indicazione». Questa considerazione è riassunta nel principio Aladaip (as low as diagnostically acceptable being indication-oriented and patient-specific), che comporta la riduzione delle radiazioni alle dosi minime che però garantiscano un’efficacia diagnostica. Il tutto tenendo conto delle caratteristiche specifiche del singolo paziente.
«Purtroppo, i sistemi Cbct disponibili in commercio sono enormemente diversi tra loro; – continuano gli autori – i livelli di radiazione emessa vanno da dieci fino a mille microsievert, che equivalgono a un numero variabile da due fino a duecento radiografie panoramiche. È stata raccomandata la messa a punto di protocolli a basso dosaggio per assistere gli odontoiatri nell’ottimizzazione delle radiazioni emesse e i produttori di sistemi Cbct hanno effettivamente introdotto protocolli di questo tipo, ma resta la necessità di progettare studi che definiscano la qualità di immagine richiesta in funzione delle applicazioni in implantologia, in modo da bilanciare le dosi di radiazione con la qualità richiesta per un utilizzo efficace delle immagini».
Renato Torlaschi
giornalista Italian Dental Journal




