Quanto sono consapevoli gli odontoiatri delle possibili complicazioni associate ai restauri diretti in composito? Secondo i risultati di un recente sondaggio internazionale, comparso sul Journal of Dentistry, «i dentisti ne apprezzano l’estetica e la riparabilità ma sono consapevoli della contrazione e dello scolorimento; la questione della tossicità e della solubilità sembra essere quella meno conosciuta».
Introdotti fin dagli anni Sessanta, i compositi a base di resina (Rbc, Resin bonded ceramic) si sono evoluti nei materiali universalmente preferiti per i restauri; i compositi resinosi diretti attivati dalla luce hanno fatto registrare notevoli miglioramenti negli ultimi 25 anni, con i produttori che continuano a perfezionare le formulazioni. La loro ampia adozione è attribuita ai benefici che offrono nel garantire un restauro funzionale e risultati esteticamente gradevoli, al ridotto bisogno di rimozione del tessuto rispetto ai trattamenti tradizionali e al costo inferiore rispetto ai materiali indiretti.
La multifunzionalità e la procedura clinica relativamente semplice rendono gli Rbc i materiali di prima scelta in quasi tutti gli studi dentistici. Tuttavia, sembra che i numerosi vantaggi non possano compensare gli svantaggi del composito. L’adesione dei restauri in composito diretto alla dentina mediante un sistema adesivo rimane oggetto di continuo studio scientifico a causa della sua complessità e delle sfide associate al suo raggiungimento, essenziale per la durata del restauro.
I compositi mostrano varie limitazioni intrinseche nelle loro proprietà fisiche e chimiche, come la contrazione di polimerizzazione, un coefficiente di dilatazione termica relativamente elevato e una resistenza non ottimale all’usura. Naturalmente, restauri in composito diretto richiedono una lucidatura efficace, procedura essenziale per promuovere una superficie liscia, riducendo al minimo l’accumulo di placca, migliorando l’estetica e riducendo il rischio di macchie e di usura del materiale.
Inoltre, gli Rbc richiedono polimerizzazione, il che comporta uno stress da contrazione all’interno della cavità che può indebolire il legame tra la struttura del dente e il restauro in composito e portare a microfiltrazioni.
Infine, come tutti gli altri materiali restaurativi, anche gli Rbc subiscono degradazione nel tempo; sostanze tossiche rilasciate dalle resine composite possono causare reazioni locali e sistemiche, oltre a reazioni allergiche.
Il questionario online è stato messo a punto nel maggio 2023; composto da 16 domande, è stato sottoposto a odontoiatri generici e specialisti. Un totale di 1.830 professionisti provenienti da 13 paesi ha risposto al sondaggio. I partecipanti hanno manifestato più spesso consapevolezza della scarsa adesione alla dentina (77,5%) e, più raramente, della solubilità nei fluidi orali (42,6%). L’estetica è stata identificata come il principale vantaggio delle otturazioni in composito (79%), seguita dalla possibilità di riparazione (59%) e dall’adesione allo smalto (57%). La contrazione di polimerizzazione è stata riconosciuta come un importante inconveniente per la maggior parte dei dentisti (70%).
Secondo gli autori dello studio, «i dentisti dovrebbero utilizzare gli Rbc con estrema cautela a causa dei possibili effetti collaterali. Nonostante l’indiscutibile estetica dei restauri in composito diretto, è necessario ricordare le potenziali complicazioni cliniche come lo scolorimento marginale o le carie secondarie».
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




