
La ricerca nel campo dei materiali ceramici ha visto negli ultimi anni una forte accelerazione, in parte nell’ottica di un’implantologia il più possibile metal-free e in parte per la necessità di migliorare gli outcome clinici del ripristino di elementi dentari su impianto. Sebbene gli studi sulle proprietà dei cosiddetti sistemi di ceramica integrale si vadano via via accumulando, manca tuttora un consenso circa la loro effettiva validità quanto a resa funzionale ed estetica rispetto ai sistemi misti e alle componenti metalliche.
Dell’argomento si sono occupate due recenti revisioni sistematiche per valutare una gli esiti clinici delle componenti sovrastrutturali in ceramica in confronto a quelle in metallo-ceramica e l’altra le prerogative biomeccaniche ed estetiche degli abutment in zirconia rispetto a quelli tradizionali in titanio.
Il primo lavoro (1), realizzato in Brasile presso l’Università statale di San Paolo ad Aracatuba, è una revisione con metanalisi di 12 studi clinici selezionati dalla letteratura internazionale pubblicata fino al 31 marzo 2018, con comparazione diretta di protesi in ceramica e in metallo-ceramica rispetto a quattro outcome di lungo periodo: complicanze meccaniche, complicanze biologiche, sopravvivenza della componente protesica, perdita ossea marginale. Su un totale di 438 pazienti la metanalisi ha incluso 651 restauri, di cui 308 in ceramica integrale e 343 in metallo-ceramica, realizzati per lo più nella parte posteriore delle arcate dentali, con una netta prevalenza di corone singole, cementate su abutment di materiali vari e installate con connessione interna su diversi sistemi implantari.
«Dopo che per anni l’abbinamento metallo-ceramica è stato ritenuto il gold standard per le componenti protesiche su impianto, oggi possiamo considerare la ceramica integrale una valida alternativa, soprattutto tenendo in debito conto l’esigenza di ottimizzarne la resa dal punto di vista estetico» è la sintesi del team brasiliano alla luce dei risultati della metanalisi. In nessuno degli outcome valutati, infatti, le due scelte si sono differenziate in modo significativo, confermando così l’ipotesi nulla testata nel loro lavoro.
Tra i commenti degli autori vale la pena sottolineare l’osservazione che a influenzare la buona riuscita della ceramica potrebbe essere il ricorso alla zirconia come costituente sia degli abutment che delle componenti sovrastrutturali ceramiche in molti degli studi esaminati e, specialmente rispetto alle complicanze meccaniche più comunemente riportate (chipping, delaminazione), l’utilizzo in alcuni casi della zirconia monolitica, la quale, confrontata direttamente con l’abbinamento metallo-ceramica in uno degli studi, ha fatto registrare un rischio di danni strutturali significativamente inferiore. «Ovviamente – concludono gli autori – risultati così promettenti meritano di essere ulteriormente verificati in nuovi trial randomizzati controllati, che confrontino le performance dei diversi materiali ceramici in follow-up di lunga durata».
Alle prestazioni meccaniche ed estetiche della zirconia in abutment installati nella regione anteriore hanno dedicato una revisione sistematica (2) i ricercatori dei dipartimenti di odontoiatria protesica dell’Università Paris-Descartes e dell’Università di Bordeaux, focalizzandosi, per dar seguito a un analogo lavoro del 2013 (3), sulla letteratura degli ultimi cinque anni.
A causa dell’eterogeneità metodologica, i dati dei venti studi inclusi – per un totale di oltre 1.000 pazienti e 1.204 abutment di varia tipologia (prefabbricati, custom-made e in qualche caso ibridi Ti/Zir) portanti corone singole sostitutive di incisivi, canini o primi premolari – non sono stati sottoposti a metanalisi. «Dalla nostra revisione si possono comunque ricavare alcuni elementi di rilievo – affermano Claudine Wulfman e collaboratori –. In primo luogo una conferma della superiorità della zirconia rispetto al titanio sul piano estetico, che la rende preferibile soprattutto in presenza di una mucosa perimplantare di scarso spessore, e tendenzialmente la miglior resa del moncone customizzato rispetto a quello standard in termini di stabilità dei tessuti molli».
Invariata rispetto al 2013 è invece risultata per gli abutment in zirconia l’incidenza di complicanze meccaniche, che ne giustifica l’indicazione limitatamente ad angolazioni da <20 a 30 gradi, mentre non sono emersi effetti riferibili al diametro della fixture. Nessuna differenza significativa tra zirconia e titanio si è riscontrata relativamente alla presenza e all’altezza della papilla, ma con la zirconia alcuni studi hanno registrato perdite ossee marginali di minore entità.
Monica Oldani
Giornalista Italian Dental Journal
Bibliografia:
1. Lemos CAA, Verri FR, Gomes JML, de Souza Batista VE, Cruz RS, Oliveira HFFE, Pellizzer EP. Ceramic versus metal-ceramic implant-supported prostheses: a systematic review and meta-analysis. J Prosthet Dent. 2019 Jan 17.
2. Naveau A, Rignon-Bret C, Wulfman C. Zirconia abutments in the anterior region: a systematic review of mechanical and esthetic outcomes. J Prosthet Dent. 2019 Jan 4.
3. Bidra AS, Rungruanganunt P. Clinical outcomes of implant abutments in the anterior region: a systematic review. J Esthet Restor Dent. 2013 Jun;25(3):159-76.




