Per reimpianto dentale si intende il riposizionamento di un dente avulso, per cause traumatiche o altro, nel suo alveolo, al fine di prolungarne il ciclo vitale mediante il riconsolidamento della radice nella sua sede. Il reimpianto dentale può funzionare per diversi anni o per pochi mesi e in seguito può essere necessario estrarlo per sostituirlo con un impianto dentale.
La paziente D. B., di anni 38, è stata sottoposta in passato a un recupero indaginoso del 2.3, effettuato nel nostro studio nel 2004.
Si trattava di un postumo ortodontico in cui il canino superiore di sinistra si presentava con la radice parzialmente esposta vestibolarmente (figg. 1-2-3).
Avevamo dettagliatamente spiegato alla paziente (consultandoci con due autorevoli Colleghi esperti nel reimpianto dentale) che la terapia era da considerarsi (in questo caso) intercettiva.
Abbiamo così creato un alveolo artificiale con frese da impianti del diametro opportuno, ricollocando l’elemento in posizione corretta (figg. 4-5-6-7-8-9-10).
Raggiunta la stabilità, è stato tolto lo splint e completata la terapia retrograda prima e ortograda dopo.
La paziente, particolarmente collaborativa, era stata debitamente informata riguardo alle incognite sulla durata del trattamento. La letteratura non ci permetteva di stabilire l’entità del riassorbimento nel tempo.
La paziente è stata seguita e controllata nel corso degli anni, nei quali lentamente sono comparsi i segni del riassorbimento che hanno portato all’estrazione circa nove anni dopo.
Le nostre ipotesi non erano state, prudentemente, tanto ottimistiche perciò la riabilitazione protesica implantare è stata accettata di buon grado come risolutiva.
Abbiamo così inserito un pilastro implantare di 13 mm con un diametro di 3.7 aggiungendo bone chips e riabilitato provvisoriamente con Valplast (fig. 17). Dopo una prova poco convincente abbiamo fatto rivisitare il colore dal tecnico e fissato il manufatto protesico.
Il caso, di semplice odontoiatria “pratica”, offre una meditazione riferita alla scelta terapeutica iniziale di non cestinare il canino, ma di provare, in modo ragionato e senziente, a effettuare un reimpianto dentale, accollandoci tutti i rischi (relativi ) di tale scelta.
Secondo i canoni estetici, il profilo di emergenza è migliorabile, i rapporti altezza/larghezza non sono del tutto corretti, le papille non sono armoniche, il “croma” classico del canino non è perfetto rispetto al contro laterale e, per finire, la regola di proporzione aurea non raggiunge il valore esatto.
Questi tecnicismi fortunatamente sono filtrati dalla paziente, che nel complesso trova molto gradevole il risultato e, cosa più importante, grazie alla sua collaborazione, siamo riusciti a spostare le lancette protesiche artificiali di nove anni, riutilizzando l’elemento creato da Madre Natura.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)






Caro Collega Aldo ,
mi permetto di non condividere.
Ad una donna di 29 anni ( nel 2004, non nel 1990) e in quella bocca , la terapia migliore secondo me sarebbe stata quella che hai eseguito correttamente 9 anni dopo !
Cordialissimi saluti
Enrico Rivarossa
Mi complimento per l’esaustività del caso clinico; si evince che sei un “vero clinico” !
Caro Gianluigi,
ti ringrazio per aver compreso esattamente ciò che volevo trasmettere, e solo un “clinico” può comprendere.
Augurandoti buone feste un caro saluto.
Aldo
Caro Enrico,
lo spirito di Dental Academy è esattamente questo: vedere le cose da prospettive diverse.
Anche questo è un modo per crescere professionalmente, rispettare sempre chi percorre strade diverse e in modo reciproco.
Non posso quindi che ringraziarti augurandoti buone feste.
Aldo
caro collega,sono daccordo per come hai affrontato il problema.é chiaro che in base al presentarsi dei vari casi si deciderà di affrontarlo in modo diverso di volta in volta.Ti faccio sapere circa 10 anni fà una giovane donna,in seguito ad un incidente riportò la perdita del 12 e l’intrusione del 11 e21.Come tè ho reimpiantato i due centrali.IN seguito all’anchilosi piano piano le due radici sono state riassorbite ma propio per questo evento lento il riassorbimento è stato seguito da una neo formazione di osso autologo,che mi ha aiutato molto nell’inserimento degli impianti che ho eseguito in un secondo tempo. La natura ci insegna molto.Ti auguro un buon lavoro e visto il periodo anche un sereno Natale. ciao.
Caro Edoardo,
il caso da te descritto è all’insegna del mantenimento del capolavoro di Madre Natura per il massimo tempo possibile, sfruttandone le opportunità, direi più vantaggi che svantaggi.
Per ovvi motivi non posso che essere tuo partigiano, ringraziarti per quanto scrivi e ricambiare il buon lavoro e i graditi auguri.
Aldo
Penso anch’io che il reimpianto del dente naturale, al di la della durata, non toglie la possibilità di effettuare in un secondo tempo la terapia implantare. Infatti come giustamente dice Eduardo la lenta anchilosi porta alla neoformazione di osso. Tutt’al più bisogna poi correggere i tessuti molli.
E’ quello che è successo in un mio caso di sostituzione di incisivo centrale superiore (reimpiantato). Pubblicato proprio in questa sezione del sito.
Un sereno Natale a tutti.
Scusate, ma con tutto il rispetto , non capisco, ma forse ….non sono un clinico !
Adottare DA SUBITO la soluzione ottimale e definitiva sarebbe stato un approccio ” non clinico” ?
Buone feste a tutti
Simpaticamente
Enrico
Ciao, a quel che sembra dalle rx la pz. ha avuto un riassorbimento a carico dei premolari, come hai gestito il problema?
Caro Enrico,
comprendo perfettamente la logica del tuo pensiero, le strade che portano alla soddisfazione del paziente possono essere diverse, da caso a caso. Data la psicologia di questa paziente abbiamo concordato un percorso alternativo che è durato il tempo necessario per maturare la decisione implantare. Ancora grazie per la tua apprezzabile partecipazione, ricambio graditi auguri a tutti. Aldo
Caro Luciano,
grazie della tua segnalazione, come immagini stiamo seguendo la paziente con terapie al massimo del conservativo per tenere sotto controllo gli esiti dell’ortodonzia che fortunatamente sono stati meno drammatici che sul canino.
Un saluto e naturalmente un sereno Natale.
Aldo