La nostra Paziente I. S. di anni 46, come molti pazienti curati negli anni passati, presenta restauri conservativi con l’impiego di amalgama d’argento. Sono trascorsi circa trent’anni da quell’intervento.
Nei primi anni 90’ imperversavano i corsi dei grandi maestri della modellazione, in cui si sperimentava ogni tipo di strumento per restituire l’anatomia perduta. Alcuni strumenti portavano il nome dell’ideatore. Quel materiale, tanto vilipeso oggi, in quegli anni era reputato il miglior materiale possibile.
Così, nel terzo millennio, ci troviamo ancora con otturazioni di quel tipo che mai hanno dato problemi al paziente e che potrebbero durare ancora senza infiltrazioni, almeno in alcuni casi.
Per i colleghi più giovani potrà apparire anacronistico, specie se, per questioni di età, mai hanno maneggiato un materiale di quel tipo.
In questo caso clinico, tuttavia, la sostituzione del restauro in 3.7 è indispensabile, in quanto si è ridotto il punto di contatto, compromettendo sia la papilla che il tessuto sottostante (fig. 2).
Optiamo per un onlay indiretto, mantenendo l’elemento vitale (figg. 4, 6, 7, 8).
La terapia conservativa offre oggi molte alternative, come sempre dettate dal vissuto professionale e dall’esperienza; la cosa fondamentale resta, almeno per i conservatori, il rispetto del patrimonio anatomico del paziente, quando naturalmente le condizioni lo permettano.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





