
Le anomalie di eruzione sono un’evenienza abbastanza comune, con valori di prevalenza riportati in letteratura che vanno dal 2,9 al 13,7% e l’interessamento preferenziale in entrambe le arcate – senza considerare il caso a sé stante dei terzi molari – dei canini e dei secondi premolari.
Ma mentre la frequenza e la “topografia” di fallimenti e ritardi di eruzione sono stati ampiamente indagati, poco si conosce ancora rispetto ai fattori che influenzano la gravità delle anomalie nei singoli casi e che, pertanto, ne condizionano la prognosi e le opzioni di trattamento.
Il lavoro dei ricercatori del dipartimento di Ortodonzia dell’Università di Giordania ad Amman è nato appunto con l’intento di far luce su alcune delle variabili relative al paziente, al dente incluso o a eventuali anomalie degli elementi circostanti, che possono concorrere a determinare tipologia, durata ed esiti dell’intervento ortodontico, la cui difficoltà era stata finora messa in relazione quasi esclusivamente con la posizione delle disodontiasi nelle due arcate.
La casistica di riferimento è stata la popolazione dei pazienti odontoiatrici dell’ospedale universitario di Amman visitata nel quinquennio 2011-2015: in totale 2.979 soggetti di età compresa tra i 15 e i 40 anni, tra i quali sono stati identificati 189 pazienti con diagnosi di disodontiasi di uno o più elementi, dovute a presenza di un ostacolo meccanico sul tragitto eruttivo, deviazione dalla normale direzione di eruzione o permanenza dell’elemento nell’osso mascellare/mandibolare a due anni di distanza dalla data di eruzione attesa. I 297 elementi dentari interessati sono stati classificati singolarmente in base alla rispettiva posizione sui piani verticale e orizzontale e all’inclinazione dell’asse rispetto al piano sagittale mediano.
In ordine di frequenza gli elementi inclusi maggiormente rappresentati sono stati i canini mascellari (quasi nella metà dei casi), i secondi premolari mandibolari, i secondi premolari mascellari e i canini mandibolari. Tra questi i canini mascellari sono stati anche gli elementi classificati con i più alti gradi di anomalia rispetto alla posizione verticale e orizzontale e all’inclinazione, mentre i secondi premolari sono risultati essere gli elementi meno compromessi.
Tra i fattori prognostici relativi al paziente sia l’età che il sesso sembrano rivestire un ruolo importante: gli elementi dentari con gli indici di posizione peggiori, soprattutto rispetto all’inclinazione, sono stati infatti riscontrati nel gruppo dei soggetti over 25 e nel sesso femminile.
La compresenza di altre anomalie ha rivelato un effetto variabile: l’agenesia di elementi dentari, già riconosciuta come condizione associata a un’alta incidenza di anomalie eruttive, non ne ha invece influenzato la gravità in modo significativo; la microdonzia degli incisivi laterali mascellari ha fatto registrare indici di posizione peggiori a carico dei secondi premolari mandibolari inclusi, suffragando così l’ipotesi di una “correlazione” genetica tra questi due elementi dentari avanzata in precedenti studi; i denti decidui ritenuti hanno agito talora da fattori prognostici positivi come nel caso dei secondi molari, la cui permanenza si è associata con una minore compromissione dei secondi premolari sia mascellari che mandibolari succedanei inclusi, e talora da fattori prognostici negativi come nel caso dei canini mandibolari, la cui presenza si è associata con una maggiore inclinazione dei loro corrispettivi permanenti inclusi.
«I risultati della nostra ricerca suggeriscono che fattori di varia natura possono influire sulla gravità delle singole anomalie dei processi eruttivi – scrivono gli studiosi di Amman –. Fattori che pertanto dovrebbero entrare nella valutazione preliminare del paziente per orientare l’approccio terapeutico». Sintetizzando le proprie conclusioni, essi sottolineano, per esempio, l’opportunità di una diagnosi il più possibile precoce dei difetti di eruzione, soprattutto nei soggetti di sesso femminile, e dell’adozione tempestiva delle procedure preventive e intercettive appropriate.
Monica Oldani
Giornalista Italian Dental Journal




