Nella pratica odontoiatrica moderna, i materiali polimerici sono onnipresenti: dispositivi di protezione individuale, barriere contro le infezioni, confezionamenti e strumenti intraorali derivano tutti da composti monomerici polimerizzati. L’emergenza Covid19 ha accentuato l’uso di articoli monouso, generando un aumento dei rifiuti e difficoltà nella filiera di approvvigionamento.
Per Livia Barenghi, esperta di sicurezza in ambito odontoiatrico, a seguito dell’obiettivo indicato dall’UE di ridurre l’inquinamento da microplastiche del 30% entro il 20230 per gli effetti sulla salute umana, è cresciuto l’interesse di strategie per ridurre l’impatto sul cambiamento climatico (impronta di carbonio) a seguito di cure dentali professionali e dell’igiene orale domiciliare (1,2) e dei rifiuti, in particolare dei materiali plastici polimerici utilizzati e dei loro prodotti di degradazione, micro (Ø<5 mm) e nanoplastiche (Ø<1 µm) e additivi chimici (carcinogeni, neurotossine, disturbarori metabolismo endocrino). Infatti, ridurre l’utilizzo di monouso in materiale polimerico non biodegradabile, ridurrebbe la necessità del loro incenerimento e quindi la presenza di inquinanti aerei tossici (come la diossina) e/o la presenza di microplastiche nell’ambiente terrestre e acquatico, recentemente associate al problema dell’antibiotico-resistenza.
BDJ Open ha riportato una revisione sistematica (3) condotta presso l’Università Artica della Norvegia che ha evidenziato come la quantità di rifiuti polimerici prodotti dalle cliniche odontoiatriche sia considerevole e ancora poco studiata in maniera omogenea. I dati disponibili, raccolti da trenta studi internazionali, mostrano una produzione giornaliera variabile tra 81 e 384 grammi di rifiuti polimerici per sala operativa, con notevoli differenze dovute ai protocolli adottati e ai tipi di intervento. Non solo: particelle micro e nanometriche di materiali plastici sono state rilevate nell’aria interna alle cliniche, sollevando interrogativi sull’esposizione professionale e sull’inquinamento indoor.
La complessità della questione è aggravata dalla frammentazione dei metodi di rilevazione: pesatura diretta, conteggio degli articoli usati, inventari pre/post intervento o consultazione di documenti di smaltimento. Nessuna di queste modalità si è affermata come standard, e la mancanza di distinzione tra polimeri monomateriali riciclabili e materiali compositi ne complica ulteriormente l’analisi. Inoltre, molti audit ignorano l’incidenza ambientale di imballaggi e barriere protettive, sottostimando il carico effettivo dei rifiuti. In parallelo, il livello di conformità dei professionisti alla corretta separazione e conferimento dei materiali è scarsamente documentato, pur essendo un fattore cruciale nella gestione sostenibile del flusso dei rifiuti.
Le discrepanze tra studi pubblici e privati, tra contesti urbani e rurali, e tra normative nazionali, rendono difficile confrontare i dati su scala internazionale. Nello specifico caso norvegese, si stima che un dentista produca oltre 880 kg di rifiuti polimerici l’anno, che possono salire a 1650 kg in condizioni pandemiche. Tra i materiali più problematici figurano gli elastomeri per impronta: siliconi, polisolfuri e poliesteri progettati per non degradarsi, spesso usati in combinazione con portaimpronte monouso, che complicano ulteriormente lo smaltimento.
Non meno critico è il tema della produzione: i dispositivi odontoiatrici a base polimerica richiedono processi industriali ad alta intensità energetica per garantire purezza e biocompatibilità, con un impatto ambientale significativo. Purtroppo, l’assenza di dati pubblici sull’impronta ecologica di tali prodotti rende difficile una valutazione consapevole da parte dei professionisti.
Alla luce di queste evidenze, emerge con chiarezza la necessità di un cambiamento strutturale ed organizzativo. Secondo gli autori della revisione, occorre promuovere pratiche cliniche più sostenibili, investire in materiali più facilmente riciclabili e sviluppare protocolli di gestione dei rifiuti che tengano conto della composizione chimica, oltre che del rischio biologico.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal
Bibliografia:
1) Guerra M et al. Integrating sustainability in dentistry: a pathway towards achieving the UN 2030 agenda. Front Oral Health. 2025;6:1549020.
2) Bolten A et al. The carbon footprint of the operating room related to infection prevention measures: a scoping review. J Hosp Inf. 2022;128:64-73.
3) Gussgard AM, Jokstad A. Polymer waste and pollution in oral healthcare clinics: a systematic review. BDJ Open. 2025 May 25;11(1):52.




