La dermatite delle mani è una delle condizioni cutanee più frequenti tra gli operatori sanitari e riveste particolare rilevanza in odontoiatria, dove l’esposizione continua a fattori irritativi e allergenici rende gli ortodontisti particolarmente vulnerabili. Il Journal of Orofacial Orthopedics riporta uno studio trasversale condotto in Germania nel 2023 che, basato su un questionario anonimo a oltre duemila ortodontisti, ha analizzato prevalenza, fattori di rischio e abitudini preventive in questa categoria.
Dei 209 rispondenti, il 74% ha riportato sintomi di dermatite delle mani nell’ultimo anno, con quadri moderati in un quarto dei casi e severi nel 10%. Le manifestazioni più comuni erano secchezza, fissurazioni dolorose e aumentata sensibilità cutanea. I sintomi peggioravano durante le giornate cliniche e miglioravano nei periodi di vacanza, confermando il ruolo dei fattori occupazionali.
Tra i principali elementi scatenanti figurano lavaggi frequenti (62,7%) e uso ripetuto di soluzioni disinfettanti (59,1%). Gli ortodontisti riferivano in media 14 lavaggi e quasi 29 disinfezioni al giorno, con circa sei ore quotidiane di utilizzo dei guanti. Queste pratiche, pur indispensabili per il controllo delle infezioni, costituiscono un fattore di rischio significativo per dermatite irritativa. A ciò si aggiunge l’esposizione a sostanze sensibilizzanti come acrilati e metacrilati, sempre più diffusi con la stampa 3D. I guanti in nitrile, pur comunemente impiegati, offrono una protezione limitata a questi composti, aumentando il rischio di reazioni cutanee.
Lo studio ha messo in evidenza anche la scarsa adozione di misure preventive: oltre il 20% dei partecipanti non utilizzava né creme barriera né idratanti, mentre solo un quarto impiegava entrambi. È noto però che l’uso regolare di emollienti riduce l’incidenza e la gravità delle dermatiti da contatto, rendendo evidente la necessità di una maggiore educazione in tal senso.
Rispetto ad altre branche odontoiatriche, gli ortodontisti mostrano una prevalenza più elevata di dermatite, probabilmente per l’elevato numero di pazienti trattati, i frequenti cambi di guanti e l’impiego crescente di tecnologie Cad-Cam. Un ulteriore fattore emerso è lo stress lavorativo, indicato da un terzo dei rispondenti come aggravante dei sintomi. Anche la stagionalità influisce, con un peggioramento in inverno riportato da oltre metà del campione.
Dal punto di vista clinico, la dermatite delle mani raramente determina lunghi periodi di inabilità, ma può compromettere in modo significativo la qualità di vita, in misura paragonabile a patologie croniche sistemiche. Per questo motivo la prevenzione assume un ruolo centrale. Le raccomandazioni europee prevedono l’uso di guanti come misura standard, ma risulta fondamentale integrare strategie complementari, come l’applicazione regolare di prodotti barriera e idratanti, la riduzione dei lavaggi non necessari e programmi di formazione mirati.
L’espansione della stampa 3D basata su resine acriliche comporterà un’ulteriore esposizione a composti sensibilizzanti, con rischio crescente di dermatite da contatto se non verranno adottate adeguate misure protettive. Alla luce dei dati emersi, risulta quindi prioritario implementare strategie di prevenzione primaria e secondaria, per salvaguardare la salute cutanea degli ortodontisti e garantire la sostenibilità a lungo termine della loro attività clinica.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




