Per distinguere le lesioni periapicali, nel tempo sono state utilizzate diverse modalità avanzate di imaging, come la tomografia computerizzata cone beam (Cbct), la risonanza magnetica e l’ecografia. Gli autori indiani di una revisione della letteratura pubblicata sull’International Endodontic Journal (1) promuovono quest’ultima, anche se lamentano la carenza di studi ben fatti sull’argomento.
L’analisi istopatologica è considerata il gold standard per distinguere tra una cisti e un granuloma periapicale, ma si tratta di una procedura invasiva. Uno studio del 2013 (2) aveva rilevato che la capacità della Cbct di differenziare tra cisti e granulomi periapicali era solo moderata mentre, secondo uno studio su modello animale del 2015 (3), la sua efficacia nella valutazione della guarigione delle lesioni periapicali dopo microchirurgia endodontica è paragonabile a quella dell’istopatologia.
Allo scopo di distinguere tra cisti e granulomi pericapicali, anche i risultati della risonanza magnetica sono stati ritenuti paragonabili a quelli istopatologici. Tuttavia, una maggiore durata della scansione, la non applicabilità in certi casi, come nei pazienti pediatrici, in chi soffre di claustrofobia e nei soggetti con otturazioni metalliche, impianti o pacemaker cardiaci, unita ai costi elevati, costituiscono svantaggi considerevoli per l’utilizzo sistematico di questa tecnica di imaging.
L’utilizzo dell’ecografia per la diagnosi delle lesioni periapicali è stata documentata per la prima volta in letteratura nel 2002 (4). Le cisti periapicali sono state riportate come lesioni ipoecogene senza vascolarizzazione interna, mentre i granulomi periapicali sono stati visti come iperecogeni o come una miscela di lesioni ipo e iperecogene con un ricco apporto vascolare.
Nella revisione sistematica con metanalisi effettuata dai ricercatori indiani, l’ecografia ha mostrato una sensibilità e una specificità aggregate rispettivamente di 0,94 e 0,98 per la diagnosi di granuloma periapicale e di 0,98 e 0,99 per la diagnosi di cisti periapicale. Sono risultati eccellenti, che indicano come l’ecografia costituisca uno strumento accurato nella differenziazione delle lesioni periapicali.
«Tra le varie modalità di imaging disponibili per le indagini, la Cbct comporta l’uso di radiazioni ionizzanti, non emesse durante la risonanza magnetica che però è costosa e presenta altre limitazioni. Quindi l’ecografia, essendo una metodica economica, non invasiva e non ionizzzante, appare la più adatta per studi sulle lesioni periapicali che richiedono imaging pre e post-operatorio».
In contesti clinici in cui sia necessario formulare una diagnosi differenziale di una lesione periapicale, gli autori ritengono che si potrebbe pensare di utilizzare l’ecografia come strumento aggiuntivo.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal
1. Natanasabapathy V, Arul B, Mishra A, et al. Ultrasound imaging for the differential diagnosis of periapical lesions of endodontic origin in comparison with histopathology – a systematic review and meta-analysis. Int Endod J. 2021 May;54(5):693-711.
2. Guo J, Simon JH, Sedghizadeh P, Soliman ON, Chapman T, Enciso R. Evaluation of the reliability and accuracy of using cone-beam computed tomography for diagnosing periapical cysts from granulomas. J Endod. 2013 Dec;39(12):1485-90.
3. Chen I, Karabucak B, Wang C, Wang HG, Koyama E, Kohli MR, Nah HD, Kim S. Healing after root-end microsurgery by using mineral trioxide aggregate and a new calcium silicate-based bioceramic material as root-end filling materials in dogs. J Endod. 2015 Mar;41(3):389-99.
4. Cotti E, Campisi G, Garau V, Puddu G. A new technique for the study of periapical bone lesions: ultrasound real time imaging. Int Endod J. 2002 Feb;35(2):148-52.




