«Nonostante vi sia tendenzialmente una maggiore accuratezza nel rilevamento di lesioni apicali utilizzando la tomografia computerizzata cone beam (Cone beam computed tomography, Cbct), facendo un confronto con i metodi di diagnostica per immagini bidimensionali, nessuno studio ne giustifica un utilizzo routinario». È quanto afferma sull’International Endodontic Journal (1) Casper Kruse dell’università di Aarhus che, con altri tre ricercatori danesi, ha condotto una revisione sistematica analizzando la letteratura riguardo all’efficacia diagnostica secondo un modello gerarchico. Questo modello, proposto da Fryback e Thornbury nel 1991 (quindi prima dell’avvento della Cbct in odontoiatria), è universalmente accettato come indicatore di evidenza per l’utilizzo di un nuovo metodo di imaging.
Per molti anni le radiografie endorali sono state il solo strumento di diagnostica per immagini disponibile per diagnosticare le lesioni apicali e determinarne il trattamento. Il loro utilizzo è dunque consolidato, ma si tratta di immagini bidimensionali e certe aree non sono valutabili con chiarezza a causa della sovrapposizione di strutture anatomiche oppure perché l’osso corticale potrebbe mascherare piccole zone di perdita minerale nel tessuto osseo spugnoso. In tempi recenti è stato dunque suggerito l’utilizzo della tomografia cone beam, nel tentativo di superare questi inconvenienti.
Esaminando le informazioni disponibili, gli autori hanno però rilevato che sono ancora pochi gli studi che hanno cercato di capire se il dentista o il paziente possano trovare benefici dalla cone beam nell’ambito del processo decisionale e nell’iter terapeutico delle lesioni apicali. Nell’unico trial di livello 3 che ha affrontato la questione, l’integrazione della Cbct non ha fornito informazioni tali da influire sul piano di trattamento stabilito sulla base delle informazioni cliniche e delle radiografie endorali periapicali.
Quindi, i risultati della revisione vanno presi con cautela e più che l’inutilità della cone beam sottolineano la necessità di maggior approfondimenti. A confermarlo è uno studio che invece promuove un utilizzo sia pure limitato della Cbct, ma è stato pubblicato su Dentomaxillofacial Radiology (2) dopo che i ricercatori danesi avevano già effettuato la loro estrazione di articoli dai database scientifici e quindi non è stato incluso nella metanalisi. Condotto da Fernando José Mota de Almeida su 57 pazienti trattati per lesioni apicali in due ospedali svedesi, l’approfondimento giunge alla conclusione che «la Cbct, quando utilizzata secondo le linee guida approvate dalla Commissione Europea nel 2013, è raccomandata, ma solo per pochi pazienti con problemi endodontici complessi: in questo caso ha un impatto significativo sull’efficacia delle decisioni terapeutiche, aiutando a migliorare la precisione del trattamento effettuato».
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal
1. Kruse C, Spin-Neto R, Wenzel A, Kirkevang LL. Cone beam computed tomography and periapical lesions: a systematic review analysing studies on diagnostic efficacy by a hierarchical model. Int Endod J. 2015 Sep;48(9):815-28.
2. Mota de Almeida FJ, Knutsson K, Flygare L. The effect of cone beam CT (CBCT) on therapeutic decision-making in endodontics. Dentomaxillofac Radiol. 2014;43(4):20130137.




