
Le immagini del caso clinico presentate al clinico
e ai sistemi di IA
L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante in ortodonzia, trainata dall’evoluzione delle tecniche di machine learning e, in particolare, dal deep learning. Dal 2000 a oggi, oltre 500 articoli hanno indagato l’applicazione dell’IA in ortodonzia, con una netta accelerazione dopo il 2021. Questo trend riflette il più ampio processo di digitalizzazione della disciplina, che ha visto l’introduzione di flussi di lavoro interamente digitali, dispositivi di ancoraggio temporaneo e nuove metodiche di imaging. In tale contesto, l’IA è stata proposta come supporto al clinico per la diagnosi, la tracciatura cefalometrica automatica, la valutazione della crescita e lo sviluppo di piani di trattamento.
Sul Dental Press Journal of Orthodontics, uno studio osservazionale trasversale ha confrontato i piani di trattamento generati da tre piattaforme di IA (ChatGPT 3.5, Microsoft Bing Copilot e Google Bard/Gemini) con quello formulato da un ortodontista con oltre trent’anni di esperienza. È stato selezionato un caso clinico di intercettiva in dentizione mista, caratterizzato da Classe I scheletrica e dentale, overjet negativo di un millimetro, morso a livello, inclusione dell’incisivo centrale superiore destro con radice completamente formata e leggera retrusione mascellare. Dopo consenso informato, la descrizione del caso è stata sottoposta alle piattaforme di IA per la generazione di un piano di trattamento.
L’analisi statistica ha mostrato una differenza significativa tra il piano proposto dall’ortodontista e quelli generati dalle IA. Il piano umano ha ottenuto i punteggi medi più alti: Vas media 78,38 contro 46,94 per ChatGPT, 47,09 per Bing e 40,29 per Bard. Non sono emerse differenze statisticamente significative tra le piattaforme di IA, sebbene Bard abbia registrato i valori medi più bassi.
Un’analisi qualitativa ha evidenziato che solo il piano dell’ortodontista e quello di Bing menzionavano l’espansione rapida del mascellare come parte della strategia terapeutica, ma il secondo risultava privo di indicazioni specifiche sull’apparecchiatura da impiegare. L’espansione trasversale rappresenta un elemento chiave nel trattamento del caso in esame, poiché consente di correggere l’atresia mascellare, ottenere spazio in arcata e favorire l’eruzione dei permanenti. Google Bard ha invece suggerito l’utilizzo di un apparecchio funzionale di tipo Bionator con molle per facilitare l’eruzione dell’11 incluso (eruzione ritardata e inclinazione mesiale), una scelta potenzialmente controproducente in un paziente con lieve retrusione mascellare e profilo convesso, poiché potrebbe peggiorare la relazione mandibolare e l’estetica facciale.
I risultati di questo studio pilota confermano che, sebbene le piattaforme di IA rappresentino un ausilio promettente e facilmente accessibile, il giudizio clinico e l’esperienza dell’ortodontista restano insostituibili per la pianificazione terapeutica. La complessità della diagnosi ortodontica, che richiede una valutazione globale della crescita, delle relazioni scheletriche e dell’estetica facciale, non è ancora riproducibile da sistemi automatizzati. Allo stato attuale di evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale, è quindi opportuno considerarli come strumento complementare, in grado di supportare ma non sostituire il processo decisionale clinico.
Giampiero Pilat
Giornalòista Italian Dental Journal




