La giovane paziente Anna T. di anni 20, su indicazione dell’ortodontista, deve estrarre gli ottavi inferiori; i superiori verranno valutati nella seconda fase terapeutica.
Procediamo con il 3.8 (fig. 1): dalla panoramica non si vede con precisione la curva della radice mesiale, che appare più definita dalla radiografia endorale (figg. 2 e 3).
Per facilitare l’avulsione, separiamo le radici (fig. 4) ed estraiamo con maggior facilità prima la distale e poi la mesiale curva, potendo più agevolmente forzarla in direzione distale.
Ricomponiamo l’elemento per valutarne l’anatomia una volta estratto (fig. 6).
Avvenuta la guarigione a sinistra, procediamo con il 4.8 (fig. 8).
In questo caso l’anatomia suggerisce di procedere senza la separazione preventiva (fig. 9). L’elemento estratto, infatti, non presenta particolari sottosquadri (fig. 10). Eseguiamo le radiografie di controllo finali, che confermano gli alveoli disabitati (fig. 12).
L’approccio all’estrazione degli ottavi inferiori ci sensibilizza sempre per l’entità dell’inclusione, la posizione nello spazio, l’inclinazione dell’elemento e, naturalmente, i rapporti con il nervo alveolare inferiore.
Nel nostro caso, vista la sovrapposizione radiologica con il canale mandibolare, l’ortopantomografia e le radiografie endorali garantivano una tranquillità operativa nel rispetto dei principi radiologici di ottimizzazione, senza ricorrere a indagini tridimensionali.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





