L’estrazione del terzo molare è tra gli interventi più comuni nella chirurgia orale, ma le sue complicanze post-operatorie – dolore, edema, trisma e, in misura minore, sanguinamento – rappresentano un nodo clinico ancora aperto. Nonostante la sutura sia considerata condotta standard, una revisione sistematica pubblicata su Clinical Oral Investigations ha analizzato sette trial clinici randomizzati per confrontare gli esiti infiammatori post-operatori tra pazienti sottoposti a estrazione con e senza sutura successiva.
L’analisi ha incluso un totale di 396 pazienti, sottoposti a 758 estrazioni, con distribuzione pressoché omogenea tra i due gruppi (con sutura e senza). L’età variava tra i 14 e i 52 anni, con una prevalenza femminile del 56%.
I risultati mostrano che l’omissione delle suture si associa a un dolore significativamente inferiore nelle prime 24 e 48 ore postoperatorie. Nello specifico, il dolore era minore al primo giorno nel gruppo senza sutura, mentre non vi erano differenze significative nei giorni successivi. Analogamente, anche l’edema era ridotto nel gruppo non suturato, con differenze significative nei primi due giorni, ma assenti al terzo e settimo giorno. L’edema era misurato in modo eterogeneo tra gli studi: alcuni mediante scale analogiche visive, altri con misurazioni cranio-metriche, rendendo parziale l’uniformità dei dati. Il trisma era valutato in tutti gli studi secondo l’apertura interincisiva massima: anche qui, il gruppo suturato presentava un trisma maggiore al primo giorno, ma senza differenze nei giorni seguenti. Il sanguinamento, invece, non ha evidenziato differenze clinicamente rilevanti tra i due approcci, sebbene solo uno studio abbia misurato quantitativamente questo parametro, limitando la possibilità di una metanalisi robusta.
La revisione evidenzia dunque che l’uso delle suture, pur finalizzato a favorire l’emostasi e la chiusura primaria, può invece ostacolare il drenaggio naturale, incrementando l’edema e la pressione tissutale, aggravando così il dolore e il trisma nei primi giorni. Il trauma locale indotto dalla sutura, insieme alla potenziale interferenza con il drenaggio linfatico e venoso, sono considerati meccanismi plausibili alla base di questi effetti.
L’eterogeneità metodologica degli studi inclusi, unita alla qualità dell’evidenza classificata come da bassa a molto bassa, impone tuttavia cautela nell’interpretazione dei risultati. Sulla base dei risultati della revisione, appare comunque opportuno interrogarsi sull’effettiva necessità della sutura di routine nell’estrazione dei terzi molari, almeno nei casi non complicati. L’adozione selettiva della chiusura per seconda intenzione potrebbe rappresentare un’alternativa valida, utile a ridurre il carico infiammatorio acuto e a migliorare l’esperienza post-operatoria del paziente, senza aumentare il rischio di complicanze emorragiche.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




