È necessaria la medicazione intermedia nei trattamenti endodontici? La risposta ancora oggi non trova tutti perfettamente concordi. Ricordiamo, con serenità, la stessa diatriba degli anni passati all’interno delle varie società scientifiche tra “verticalisti” e “lateralisti”, cosa analoga potremmo azzardare avviene ancor oggi nei casi di dente necrotico, come nel caso in esame, dove il pensiero a volte si divide.
Come sappiamo, la cosa certa è che se rimangono batteri all’interno del canale la loro riattivazione con il tempo porta all’insuccesso. Ad oggi nessuna strumentazione meccanica, per quanto evoluta, è in grado di garantire “al cento per cento” la completa sterilizzazione del canale radicolare, basti pensare al raggiungimento dei canali laterali e/o accessori. Ecco perché si parla di “endochimica”.
Chiarito questo, non esiste un’unica indicazione clinica, ma solo un’attenta valutazione da caso a caso, e ognuno di noi agisce secondo la propria scuola di pensiero e anche in base al proprio storico di successi e insuccessi, questi ultimi molto più istruttivi.
Resta il fatto, probabilmente non condiviso da tutti, che la medicazione intermedia è impiegata per combattere la proliferazione batterica quando non sia possibile chiudere in un’unica seduta.
Nel caso in questione, ad esempio, con la paziente C.L. di anni 42, abbiamo optato per la chiusura in unica seduta, per un insieme di ragioni: economiche, di tempo, per l’innegabile comfort del paziente e, ancor di più, per i risultati di metanalisi scientifiche, suggestive di risultati molto confortanti sulla miglior guarigione in unica seduta. Questo applicando con rigore tutti i protocolli che ben conosciamo.
Il caso trattato, ovviamente, non significa nulla statisticamente, si tratta di un semplice esempio clinico quale spunto di riflessione, che tuttavia si è risolto perfettamente per la nostra paziente, che da fortemente sintomatica, vedi fistola e gonfiore (figg. 2 e 3 ), è passata nel giro di pochi giorni a una totale risoluzione dei sintomi.
Nei controlli a distanza, è possibile applicare la presunzione di guarigione sia clinica che radiologica, considerando la notevole riduzione delle radiotrasparenze (figg. 10 e 11).
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





