Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un miglioramento senza precedenti nella comprensione delle basi sociali della salute orale. La ricerca sull’epidemiologia sociale ha ad esempio quantificato il contributo di vari aspetti sociopolitici, come il tipo di sistema sanitario, sulle condizioni di salute.
Mentre gli sforzi di salute pubblica sembrano aver avuto successo nel ridurre la prevalenza di malattie orali, in particolare nei paesi ad alto reddito, le differenze nelle condizioni di vita tra i diversi gruppi sociali continuano a costituire una preoccupazione significativa. Come accade per molte malattie non trasmissibili, le malattie del cavo orale sono più diffuse nelle fasce di persone di posizione socioeconomica più bassa. Allo stesso tempo, i gruppi socialmente più vulnerabili scontano maggiori difficoltà di accesso alle cure odontoiatriche.
A partire dal rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sui determinanti della salute, emesso nel 2005, numerosi organismi di ricerca hanno sostenuto la necessità di un cambiamento di paradigma verso un approccio interdisciplinare che integri i determinanti biologici, comportamentali, psicologici e sociali della salute, per comprendere e affrontare meglio le disuguaglianze sanitarie. Ha così acquistato sempre più credito e popolarità il modello biopsicosociale che, diffusosi prima in altri ambiti della medicina, può essere applicato con successo anche alla salute orale: lo sostiene un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto, che ha pubblicato recentemente un articolo su questo tema sulle pagine del Journal of Dental Research. Come scrivono gli autori, secondo il modello biopsicosociale della salute, «l’esposizione a condizioni sociali sfavorevoli innesca risposte immuni e neuroendocrine che possono portare alla malattia o a una aumentata suscettibilità alla malattia».
In questa revisione critica, i ricercatori canadesi descrivono alcuni dei processi patobiologici favoriti da condizioni sociali avverse. Per esempio, nel caso della malattia parodontale, questi processi comprendono una attivazione dell’asse ipotalamico-pituitario-adrenale (un meccanismo che mette in relazione le ghiandole endocrine nel cervello e il rene, controllando la risposta del corpo allo stress) con il conseguente rilascio dell’ormone cortisolo. Quest’ultimo contribuisce a uno stato immunitario proinfiammatorio che aumenta il rischio di infiammazione parodontale. Ricerche recenti hanno dimostrato che il cortisolo è collegato a un elevato carico infiammatorio orale e che la presenza di neutrofili iperattivi è fondamentale per produrre un danno del tessuto parodontale. In modo coerente con il modello biopsicosociale, questa relazione è amplificata nelle persone con redditi bassi ed elevato stress dovuto alle difficoltà finanziarie. Allo stesso modo, tra i bambini che crescono in famiglie penalizzate dal punto di vista socioeconomico, il cortisolo è correlato a una carica batterica cariogena più elevata.
Tali scoperte implicano il percorso di stress come chiave nel processo patogeno orale, in particolare nelle avversità sociali ed economiche. Nel suo insieme, questo lavoro sottolinea l’importanza di affrontare i fattori sociali e di ridurre le disuguaglianze economiche per alleviare il carico della malattia orale nella popolazione.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal





