L’importanza dei segni radiologici di sofferenza sono fondamentali ed è sempre utile concentrarsi sul piccolo dettaglio, ingrandendo il particolare per arrivare a una diagnosi il più accurata possibile (fig. 2). I noti indici diretti e indiretti di radiopacità e/o radiotrasparenza forniscono importanti informazioni sullo stato di salute o meno dei tessuti.
Così è accaduto alla paziente M. C. di anni 55 con il classico dolore all’intrusiva in 1.5, che da lì a pochi giorni ha comportato la decementazione del perno in fibra e della corona (fig. 11). Tale distacco è conseguenza della frattura radicolare (figg. 4, 5 e 10); del resto la letteratura conferma l’alta percentuale di rischio dei premolari superiori.
L’unica terapia è l’avulsione con impianto in differita, considerando l’ampiezza dell’alveolo disabitato (fig. 9).
La ricerca della stabilità negli ultimi millimetri nella zona apicale, prima di invadere la membrana di Schneider, non ci permetteva di raggiungere i valori in Nw che ci eravamo prefissati (fig. 9).
Trascorsi circa 90 giorni inseriamo un impianto dal diametro di 3.7 mm e lunghezza 13 mm (fig. 12).
Controlliamo la guarigione dei tessuti (fig. 13); quando raggiunta la maturazione, inseriamo il tappo di guarigione (fig. 14). Dopo valutazione del colore riceviamo il manufatto dal laboratorio (fig. 16) per poi procedere alla finalizzazione del caso (figg. 17, 18, 19.)
Nei casi abituali di impianto singolo in zona premolare si cerca, ove possibile, di inserire contestualmente l’impianto; non sempre però ci sono le condizioni necessarie per ottenere la stabilità desiderata. In questo caso l’analisi radiologica preventiva sconsigliava l’inserimento causa l’ampio diametro alveolare; abbiamo anche testato clinicamente con l’ultima fresa che simula le dimensioni implantari, confermando l’impossibilità di ottenere una stabilità accettabile.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





