Presentata dagli igienisti dentali di Aidi, Unid e Atasio una monografia sugli effetti del fumo nel cavo orale. Pigmentazione, melanosi, malattia parodontale, candidosi orale, leucoplachia e cancro orale sono direttamente correlate al tabagismo
La direttiva europea 2014/40 in materia di produzione, vendita e pubblicizzazione dei prodotti del tabacco entrata in vigore nel 2016 ne pianificava una riduzione dei consumi del 2% sul territorio dell’Unione entro cinque anni dalla sua attuazione negli ordinamenti giuridici nazionali, in linea con gli obblighi stabiliti dalla convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabagismo adottata nel 2003 durante la 56a Assemblea Mondiale della Sanità. A giudicare dai dati dell’ultimo Eurobarometro sulle condotte della cittadinanza, pubblicato nel febbraio 2021, la lieve deflessione registrata dopo l’applicazione della direttiva non modifica in modo sostanziale il quadro generale, caratterizzato da tassi di fumatori persistentemente alti, con un consumo medio di oltre 14 sigarette al giorno, che tende ad aumentare con l’avanzare dell’età e con la durata dell’abitudine al fumo. L’esordio è precoce, prima dei 18 anni, in più della metà dei casi (54%) e comunque pressoché sempre giovanile, entro i 25 anni (92%).
La pandemia non ha giocato a favore: secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, dopo il calo dei fumatori osservato nei primi mesi del 2020, a maggio 2021 si è rilevato un nuovo aumento, che ha portato l’indice di prevalenza al 26,2%, con oltre un milione di fumatori in più rispetto all’anno precedente.
Il traguardo della “generazione tobacco-free” fissato dal Piano europeo di lotta contro il cancro per la soglia del 2040 sembra pertanto ancora lontano. Il fumo è attualmente in Europa la principale causa di morte prematura, anticipata mediamente di 14 anni, con circa 700.000 decessi l’anno, e di malattia prevenibile, con le patologie respiratorie e cardiovascolari in primo piano, ma con anche un’ampia gamma di altri organi e apparati coinvolti. Tra questi c’è senza dubbio il cavo orale, che pur essendo sede di una serie variegata di danni da fumo, è poco considerato come tale.
L’ancora limitata attenzione in ambito sanitario agli effetti del consumo di tabacco sulla salute orofaringea e la scarsa percezione da parte della popolazione dei rischi connessi hanno costituito il motore di un progetto che ha riunito l’Accademia di tecnologie avanzate nelle scienze di igiene orale (Atasio), l’Associazione igienisti dentali italiani (Aidi) e l’Unione nazionale igienisti dentali (Unid) per la redazione di una monografia ad uso professionale. L’opera è stata presentata in dicembre in un evento in streaming dai rappresentanti delle tre organizzazioni.
Fumo e cavo orale: le manifestazioni cliniche
«“Non bruciamoci il sorriso” è una pubblicazione diretta ai colleghi, con la quale abbiamo voluto dare un contributo di sensibilizzazione, aggiornamento e formazione sulle alterazioni e le patologie che possono svilupparsi a livello dei diversi tessuti del cavo orale nei fumatori e contestualmente fare risaltare la condizione di fragilità del paziente fumatore, al quale vanno dedicati interventi mirati che richiedono una competenza appropriata» ha esordito Antonia Abbinante, presidentessa di Aidi, introducendo gli obiettivi dell’iniziativa.
«Tra le condizioni clinicamente più rilevanti per le quali il tabacco è riconosciuto essere un fattore di rischio primario vi è senz’altro il carcinoma del cavo orale, la cui frequenza e pericolosità sono generalmente sottovalutate» ha precisato il presidente di Unid Domenico Tomassi, ricordando come le stime dell’Associazione italiana di oncologia medica e dall’Associazione italiana registri tumori ammontino a circa 4.000 diagnosi solo nel 2019. «A bassa prevalenza, in quanto a livello mondiale colpisce l’1-5% della popolazione a seconda dell’area geografica, ma non meno importante per le possibili evoluzioni è la leucoplachia, perché in oltre il 50% dei casi va incontro a degenerazione maligna – ha aggiunto Tomassi –. Esistono forti evidenze a sostegno della correlazione di questa alterazione della mucosa orale con il fumo e indicazioni suggestive di un rischio più alto, fino a quattro volte maggiore, di svilupparla nei fumatori abituali».
A seguire il presidente di Unid ha elencato: la candidosi orale, che in associazione con il fumo, soprattutto ad alte dosi (>20 sigarette al giorno), con il sesso maschile e con l’età (> 50 anni) può diventare persistente, configurando la condizione nota come candidosi cronica iperplastica ed evolvere in modo aggressivo producendo lesioni di tipo leucoplasico; la progressione delle parodontopatie verso le forme più gravi e la perdita di elementi dentari; la melanosi a carico dei denti, nonché dei materiali da restauro e protesici; e infine la carie, rispetto alla quale le ultime ricerche suggeriscono una possibile correlazione con il fumo quale fattore o cofattore di rischio.
Contrastare la dipendenza e ridurre i rischi
Il campo degli strumenti a cui fare ricorso per indirizzare i pazienti fumatori verso la rinuncia alla sigaretta (o quantomeno verso la riduzione) è stato vagliato da Gianna Maria Nardi, presidentessa di Atasio, che ha citato innanzitutto le risorse pubbliche come il Telefono Verde contro il Fumo dell’Istituto superiore di sanità, raggiunto ormai da circa 8.000 chiamate l’anno, e i 268 centri anti-fumo afferenti al Servizio sanitario nazionale. Nel novero degli interventi individuali sono considerati di prima linea i trattamenti farmacologici con sostituti nicotinici, vareniclina e bupropione, possibilmente con il supporto delle tecniche psicologiche più adatte al singolo caso (counseling, terapia cognitivo-comportamentale, ecc). Nei confronti degli irriducibili, che non riescono o non sono intenzionati a smettere, è percorribile la strategia del contenimento del rischio attraverso la riduzione dell’esposizione alle sostanze tossiche o potenzialmente tali, in particolare quelle generate dalla combustione del tabacco, con le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.
«Le evidenze sull’impatto dei prodotti smoke-free indicano che l’uso esclusivo di tali sistemi può ridurre l’incidenza di effetti negativi sulla salute orale» ha puntualizzato Gianna Maria Nardi. «Tuttavia va rimarcato il fatto che questi prodotti sono tutt’altro che innocui, per il contenuto in nicotina e il rischio di dipendenza, e che l’obiettivo da perseguire nella gestione del paziente fumatore resta quello della sospensione totale del consumo di tabacco».
Monica Oldani
Giornalista Italian Dental Journal





