I prodotti di corrosione derivanti dalla degradazione della superficie dell’impianto dentale a causa dei fluidi biologici e delle infezioni, possono accumularsi nell’organismo e portare a conseguenze cliniche. Le prove scientifiche sono in continua evoluzione. Le più recenti vengono dalla Turchia, dove Berkan Altay e Elif Çoban hanno misurato l’accumulo dei prodotti di corrosione degli impianti dentali nel corpo umano, per poi stimare l’associazione tra i prodotti di corrosione e la fatica.
Sul Journal of Oral and Maxillofacial Surgery, i due ricercatori riferiscono di aver progettato uno studio prospettico trasversale, condotto con pazienti che si sono presentati ai dipartimenti di chirurgia orale e maxillo-facciale dei due ospedali universitari presso cui lavorano. I partecipanti selezionati avevano impianti dentali di classe IV realizzati in titanio puro a livello osseo e monconi di classe V composti da titanio, alluminio e vanadio. Gli individui con impianti metallici differenti e quelli soggetti a esposizione ai metalli non sono stati inclusi nello studio. Sono stati prelevati campioni di sangue e capelli da ciascun paziente e successivamente analizzati.
Suddivisi in tre gruppi, i pazienti del primo avevano impianti dentali sani, quelli del secondo presentavano perimplantite, mentre il terzo gruppo, di controllo, era composto da persone senza impianti dentali.
Come variabili principali, gli autori hanno scelto i livelli di alluminio, titanio e vanadio nei campioni di sangue e nei capelli, mentre la variabile secondaria è stata il punteggio ottenuto da un questionario per rilevare lo stato di affaticamento dei partecipanti. Età e genere, insieme al numero di impianti dentali e alla durata dell’esposizione all’interno dei gruppi studio, sono stati utilizzati come covariabili.
Il campione era composto da 30 pazienti di età compresa tra 18 e 68 anni, con il 53% di donne e il 47% di uomini. Le analisi effettuate non hanno mostrato differenze significative tra i tre gruppi nei valori mediani di titanio e vanadio nel sangue; di alluminio, titanio e vanadio nei capelli e nei punteggi del questionario sulla fatica. Tuttavia il valore mediano di alluminio nel sangue è risultato statisticamente più elevato nel gruppo di pazienti con perimplantite: gli autori l’hanno attribuito all’infezione, che probabilmente influisce sul processo di corrosione.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




