La paziente C. M. di anni 59 si presenta alla nostra osservazione con il quadrante inferiore sinistro completamente disabitato (fig. 1).
Sosteniamo da anni che i principi di appropriatezza non devono essere condizionati dalla medicina difensiva. Così optiamo per la radiologia endorale e un esame clinico dettagliato in grado di fornirci molte più informazioni di quanto si possa immaginare, specie trattandosi di una condizione diagnostica semplice, con strutture anatomiche che garantiscono margini operativi sicuri e, cosa importante nella diagnosi radiologica in 2D, la presenza di uno spessore linguo-vestibolare più che generoso, in cui una valutazione in 3D rischia di apparire un overtreatment.
Quindi, dato che la paziente rifiuta l’idea di una riabilitazione mobile, non ci resta altra alternativa che programmare tre impianti in quadrante tre (fig. 2).
Dopo aver aperto classicamente un lembo a tutto spessore, ci conforta costatare che il collega che ha compiuto le estrazioni è stato molto conservativo rispettando i tessuti duri tanto che ci appare una cresta che conferma quanto previsto (fig. 3).
Come programmato, inseriamo tre impianti da 3,7 mm di diametro e di 10 mm di lunghezza, mantenendo gli spazi interimplantari stabiliti in precedenza, suturiamo con Vicryl 4,00 e controlliamo la guarigione (figg. 4 e 5).
Rientriamo quattro mesi dopo e posizioniamo tre tappi di guarigione (figg. 6 e 7).
Controlliamo radiologicamente i tappi, prendiamo l’impronta e fissiamo il manufatto protesico ricevuto dal laboratorio (figg. 8 e 9).
Controlliamo radiograficamente e clinicamente, rimandando la paziente alle visite di controllo (figg. 11, 12 e 13).
Con questo semplice caso di ordinaria odontoiatria sottolineiamo l’importanza di eseguire gli esami strumentali essenziali per operare al meglio senza effettuarne di aggiuntivi con l’idea di protezione futura. Molto meglio avere le idee chiare prima.
La domanda da porsi sempre è: perché prescrivo o eseguo questo esame? Per non essere fraintesi, specifichiamo che apprezziamo ogni tipo d’indagine, dalla semplice ortopantomografia alla cone beam, ovviamente il quesito è sempre la giusta causa: dobbiamo, infatti, ammettere che può capitare di eseguire esami con una certa leggerezza, pensando sempre che sia giustificato. Questo ovviamente non significa non documentare radiologicamente lo status di ogni paziente, indispensabile per la diagnosi, ma semplicemente pensarci una volta in più per giustificare l’irradiazione, di qualsiasi esame si tratti.
Consapevoli che la materia non si può approfondire in poche righe, rispettiamo la posizione di chi non la condivide. Il caso clinico in questione vuole solo documentare una delle strade percorribili che ci ha portato a un risultato in grado di accontentare al meglio la paziente e di esercitare comunque con serenità, operando al “minimo sindacale” come ama specificare, in casi semplici come questo, uno stimato collega.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)






E’ vero a volte siamo un po’ troppo eccessivi nell’eseguire rx 2D e 3D ,anche se per una terapia impiantare una opt nn e’ certo overthreatmen.
Le chiusure protesiche nn le vedo precise…
Saluti.
Caro collega,
ci conforta la tua partecipazione attiva, in verità avendo lanciato un sasso nello stagno ci aspettavamo un riscontro diciamo ” diverso “ma ci sta anche la parabola del ” volevamo trasmettere la foresta ed è passato l’albero “.
Come sempre grazie e alla prossima……..
Aldo
In questo caso per me va bene una semplice e veloce Orto digitale. Non mi piace molto il rilascio mesiale al 34….
Come mai 4 mesi di attesa? Il torque di inserimento non era soddisfacente?
Caro collega,
non era un problema di torque, ma solo di impegni della paziente. Non posso che concordare, può capitare che un taglio non venga come vorremmo. Fortunatamente nel caso finito, come vedrai nelle foto, il tessuto è guarito bene.
Apprezzo come sempre la tua attenta osservazione.
Aldo