Perdita di denti e scarsa salute orale si associano a demenza senile e deficit cognitivi. L’alterazione della flora batterica favorisce immuno-senescenza e sarcopenia. Nuovo compito del dentista è allora quello di tenere in equilibrio il microbioma orale.
Esiste una associazione tra perdita dei denti, scarsa salute orale e sviluppo di deficit cognitivi e demenza nell’invecchiamento. La perdita dei denti posteriori, tra le conseguenze dell’invecchiamento, è associata a disfagia e deficit nutrizionali, in particolare di vitamine e alimenti a valore antiossidante (1, 2). Allo stesso modo, la masticazione svolge un ruolo importante nella regolazione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario e nella conservazione della funzione cognitiva dipendente dall’ippocampo (3). Dell’argomento, ancora in fase di studio, abbiamo già parlato anche su Italian Dental Journal (4, 5).
Di contro però, più si invecchia e meno si curano i denti: nel Rapporto Istat dell’ottobre 2017, l’Italia risulta al terzultimo posto per le cure odontoiatriche: si cura il 45,8% della popolazione sopra i 15 anni contro una media europea del 60,1%. La percentuale scende all’aumentare dell’età: 36,1% per gli over 65, 29,2% per gli over 75; in assoluta controtendenza con le politiche di invecchiamento attivo che dovrebbero essere promosse nel nostro Paese, secondo le direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità.
In aprile il tema del rapporto tra salute orale, fragilità dell’anziano e invecchiamento attivo è tornato al centro del dibattito nella tre giorni di lavori del 25° congresso nazionale del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche, presieduto da Antonella Polimeni, con Enrico Gherlone presidente del Collegio. Il congresso ha sottolineato la centralità dell’odontostomatologia nel complesso delle discipline mediche attraverso quattro parole chiave: microbiota orale, malattie sistemiche, rischio e correlazione.
«L’ingresso di microrganismi del microbioma orale con la deglutizione salivare o la formazione persistente di placca e il loro conseguente contatto con il sistema immunitario attivo nella mucosa è responsabile dell’instaurarsi di una malattia sistemica – avverte la professoressa Antonella Polimeni, presidente del congresso –. Tenere in equilibrio e in salute le oltre 600 colonie batteriche, o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale e i suoi habitat – denti, gengive, palato, lingua, tonsille – a loro volta articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’odontostomatologia, specie con l’incedere dell’età e dell’invecchiamento che rende l’individuo fragile».
Le cure odontoiatriche nella terza età
Le cure odontoiatriche nella terza età sono spesso trascurate sia perché altre patologie più severe distolgono l’attenzione dal problema dentale, sia perché l’accesso ai trattamenti è reso difficoltoso da vari fattori, tra cui l’uso di farmaci anticoagulanti che possono far diventare anche una semplice estrazione un intervento a rischio. Tra le patologie odontoiatriche più comuni nella terza età, le malattie parodontali si legano anche alla minor igiene orale dovuta a una non perfetta visione e a microtremori delle mani.
Va considerata poi l’importanza della protesi per una persona anziana, perché la mancanza di denti non consente di alimentarsi correttamente, rischiando di aumentare i problemi di malnutrizione cui vanno incontro gli anziani e perché la malocclusione può comportare anche dolori muscolo scheletrici. Senza dimenticare l’aspetto psicologico, perché una bocca senza denti porta a una chiusura e alla perdita di vita sociale.
«Le alterazioni cui il microbiota va incontro con l’invecchiamento includono una diminuzione dei firmicutes e un aumento dei bacteroides. Il mutato pattern del microbiota si correla con la fragilità, alla cui base c’è proprio la condizione della salute muscolare – spiega il professor Francesco Landi, primario di riabilitazione geriatrica al Policlinico A. Gemelli di Roma –. Esiste una specie di loop proinfiammatorio della disbiosi o alterazione della flora batterica che favorisce immuno-senescenza e inflammaging e che a sua volta correla con la fragilità e con la sarcopenia. Tutto ciò significa che la relazione tra microbiota e muscolo non è solo statistica, ma che vi è un cross-talk fra il microbiota e i vari organi e apparati; questa correlazione implica anche che il microbiota potrebbe rappresentare un nuovo target terapeutico. È stato chiaramente dimostrato in che misura il microbiota può influenzare soprattutto il metabolismo proteico e quindi il muscolo».
Comprendere la stabilità o la variabilità del microbioma orale con l’età che avanza, consentirebbe di tenere sotto controllo le alterazioni della salute, ad esempio durante un cambiamento dietetico o un trattamento antibiotico, e in alcuni casi prevenire gravi malattie cronico infiammatorie. In particolare quando si ha a che fare con pazienti over 70, considerati “fragili” perché spesso penalizzati da difficoltà di accesso alle cure odontoiatriche a causa di limitazioni funzionali, fisiche ed economiche o domiciliati con patologie debilitanti e perciò non autosufficienti.
«In qualche modo, la composizione genetica del microbiota potrebbe rappresentare uno dei meccanismi in grado di modificare la longevità: se l’omeostasi del microbiota influenza la salute dell’ospite e l’invecchiamento, lo sviluppo di probiotici geneticamente ingegnerizzati potrebbe rappresentare un nuovo paradigma terapeutico per promuovere un invecchiamento in salute – sottolinea Landi –. Una modulazione personalizzata, anche in base all’età, del microbiota potrà portare all’obiettivo di mantenere un profilo microbico tale da offrire le maggiori probabilità di prevenire la fragilità e promuovere la salute muscolare».
Andrea Peren
Giornalista Italian Dental Journal
1. Takeuchi K, Izumi M, Furuta M, Takeshita T, Shibata Y, Kageyama S, Ganaha S, Yamashita Y. Posterior teeth occlusion associated with cognitive function in nursing home older residents: a cross-sectional observational study. PLoS One. 2015 Oct 29;10(10):e0141737.
2. Okabe Y, Takeuchi K, Izumi M, Furuta M, Takeshita T, Shibata Y, Kageyama S, Ganaha S, Yamashita Y. Posterior teeth occlusion and dysphagia risk in older nursing home residents: a cross-sectional observational study. J Oral Rehabil. 2017 Feb;44(2):89-95.
3. Azuma K, Zhou Q, Niwa M, Kubo KY. Association between mastication, the Hippocampus, and the HPA Axis: a comprehensive review. Int J Mol Sci. 2017 Aug 3;18(8).
4. Edentulia: per gli anziani c’è rischio deficit cognitivo. Italian Dental Journal 10/2016 p.13; edizione online: www.dentaljournal.it/edentulia-anziani-rischio-deficit-cognitivo
5. Masticazione incide davvero sulle funzioni cognitive? Italian Dental Journal 4/2017 p.8; edizione online: www.dentaljournal.it/masticazione-incide-sulle-funzioni-cognitive
ROBERTO DI LENARDA SARÀ ALLA GUIDA DEL COLLEGIO DEI DOCENTI
Roberto Di Lenarda, direttore del Dipartimento universitario clinico di Scienze mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste, dal primo gennaio 2019 entrerà in carica come presidente del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche, società cui afferiscono più di 500 docenti di tutte le università italiane.
L’elezione del professor Di Lenarda è avvenuta nel corso del 25esimo congresso nazionale del Collegio che si è tenuto a Roma. A proseguire nell’impegno per la diffusione e la valorizzazione delle scienze odontostomatologiche universitarie fino al 31 dicembre 2018 sarà Enrico Gherlone, professore ordinario di malattie odontostomatologiche all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e presidente in carica per il quadriennio 2015-2018. Past president del Collegio dei docenti è Antonella Polimeni, direttore del Dipartimento testa-collo del Policlinico Universitario Umberto I della Sapienza di Roma.





