Nei denti, la differenza di indice di rifrazione tra lo smalto sano e l’area demineralizzata genera lesioni bianche dall’aspetto opaco, chiaramente distinguibili dall’area circostante. Franceso Puleio dell’Università di Messina, insieme a studiosi di altri atenei italiani e albanesi, ha condotto una revisione sistematica per valutare se la procedura che prevede l’infiltrazione di resine sia il trattamento più efficace per migliorare l’inestetismo prodotto dalle macchie bianche, rispetto alle tecniche di remineralizzazione e microabrasione.
La risposta è stata affermativa e, come si legge nell’articolo pubblicato sullo European Journal of Dentistry, «sulla base degli articoli analizzati in questa revisione sistematica, la tecnica di infiltrazione di resina sembra essere il trattamento più efficace per la risoluzione estetica delle macchie bianche».
Gli studi individuati erano prevalentemente in vitro, ma sono stati trovati anche cinque studi clinici randomizzati. Per valutare come diversi trattamenti modificano l’esito clinico per la risoluzione delle cosiddette “white spot lesion”, gli autori degli studi inclusi nella revisione hanno utilizzato diversi metodi di valutazione, come la spettrofotometria, la fotocamera digitale combinata con l’analisi del software e la fluorescenza laser.
Tutti gli studi in vivo hanno valutato la risoluzione estetica delle lesioni, mostrando una significativa regressione utilizzando sia le infiltrazione di resina, che gli agenti remineralizzanti e la microabrasione. Le lesioni trattate con infiltrazione di resina hanno fatto registrare un miglioramento significativo dell’effetto mimetico, rispetto a quelle trattate con vernice al fluoro. La microabrasione migliora l’aspetto estetico delle macchie, ma con una riduzione dell’indice di rifrazione significativamente inferiore rispetto alla tecnica di infiltrazione; inoltre i risultati ottenuti con l’infiltrazione di resina rimangono stabili anche dopo dodici mesi, mentre le lesioni trattate con microabrasione tendono a recidivare.
Con la resina si è anche evidenziato un aumento della durezza dello smalto rispetto al trattamento con sigillanti remineralizzanti: la resina riempie la lesione e migliora la resistenza meccanica. Inoltre, l’infiltrazione di resina lascia la superficie smaltata più liscia, rendendo più difficile l’adesione della placca. Alcuni autori hanno studiato la capacità dello smalto trattato di evitare la pigmentazione. Negli studi inclusi in questa revisione, l’infiltrazione di resina è risultata più suscettibile alla pigmentazione rispetto alle altre tecniche valutate. Per prevenire l’alterazione del colore nel tempo, è possibile ripetere la fase di lucidatura della superficie trattata; un’alternativa è lo sbiancamento con perossido di carbammide.
Va notato, tuttavia, che non tutte le macchie bianche dello smalto possono essere trattate con successo: più la lesione entra in profondità, più è resistente alle procedure di infiltrazione. Nel caso di lesioni molto profonde e pigmentate, che presentano anche aree scure, il trattamento può avere un effetto scarso o nullo.
Alternative terapeutiche sono state individuate nella remineralizzazione mediante l’utilizzo di creme a base di calcio e fosfato in matrice di caseina o nella microabrasione dello smalto, anche se quest’ultima appare in alcuni casi una procedura rischiosa poiché agisce su tutta la superficie dello smalto.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




