Sono sorprendenti i risultati di un’analisi delle microplastiche presenti all’interno delle unità dentali effettuata a Lahore, in Pakistan, pubblicati in una rivista autorevole come il Journal of Hazardous Materials.
Il rischio di inalazione di microplastiche da parte dei professionisti che operano negli studi odontoiatrici è noto, ma è stato raramente quantificato. Durante procedure dentali come la fresatura, la lucidatura e la sabbiatura si possono generare polveri contenenti particelle di microplastiche provenienti da materiali ceramici, metallici e acrilici. A seconda della loro composizione, le microplastiche possono causare l’assorbimento di metalli pesanti e altri contaminanti. Si assiste inoltre al continuo aumento di queste sostanze a causa dell’uso estensivo di dispositivi di protezione monouso e materiali di imballaggio, principalmente utilizzati per garantire una buona igiene e ridurre il rischio di infezione.
Le potenziali fonti di microplastiche comprendono dispositivi di protezione personale e materiali chirurgici (guanti, camici e suturatrici) e materiali operativi dentali come gli ortodontici (elastici e allineatori) e i dispositivi profilattici (bite e mascherine notturne). I processi di scaling e pulizia dentale di routine utilizzano dentifricio, collutorio e paste lucidanti che possono liberare minuscoli frammenti di materiali plastici. Inoltre, i sistemi di ventilazione e aria condizionata possono far circolare queste particelle, portando alla loro accumulazione sulle superfici dello studio.
La natura pervasiva delle microplastiche ha sollevato preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti nocivi. Molti dei loro componenti chimici sono noti per essere dannosi per la salute umana; alcune sostanze sono state identificate come interferenti endocrini e cancerogeni e rappresentano una preoccupazione significativa a causa della loro reattività.
Lo studio pakistano è stato condotto in dieci unità sanitarie dentali private, cinque dedicate all’attività clinica e cinque all’insegnamento, e ha indagato la quantità e la provenienza di microplastiche durante le attività professionali di routine.
Le analisi hanno riscontrato che gli studi clinici avevano meno microplastiche rispetto agli ambulatori utilizzati per l’insegnamento, con una maggiore abbondanza durante la stagione invernale. Il rischio complessivo è stato valutato “da lieve a medio” per i polimeri, i più abbondanti dei quali sono stati il polietilene tereftalato (39%) e il polipropilene (28%); le donne sono risultate leggermente più esposte all’inalazione di microplastiche rispetto ai colleghi uomini.
In conclusione, questa ricerca sottolinea l’urgenza di un cambiamento verso pratiche più sostenibili nel settore sanitario dentale, dando priorità all’uso di materiali protettivi non plastici e a un adeguato sistema di ventilazione per ridurre l’esposizione a queste particelle.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




