«La vitalità del dente contribuisce positivamente alla sopravvivenza di corone singole e protesi dentali fisse», secondo i risultati di una revisione sistematica della letteratura condotta presso l’Università di Malmö, in Svezia, e presentati sul Journal of Prosthodontics. «Invece, a causa della presenza di fattori confondenti non controllati, non è stato possibile trarre conclusioni robuste sull’influenza della presenza o del tipo di perno, così come del tipo di materiale protesico sulla sopravvivenza della protesi».
Il tasso di sopravvivenza più elevato delle corone in metallo-ceramica su denti vitali rispetto a quelle, sempre in metallo-ceramica, su denti non vitali con e senza perno, è in accordo con studi precedenti. La perdita di struttura del dente con il debridement chimico e meccanico del sistema canalare, combinato con le procedure di restauro, può ridurre le proprietà biomeccaniche e la resistenza alla frattura del dente. Inoltre, i recettori sensoriali presenti nello spazio interdentale che proteggono il dente dalla forza di sovraccarico sono persi nei denti non vitali, il che tende ad aumentare la soglia per la massima forza di morso e contribuire così all’aumento del rischio di danni e fratture dentali. Risultati simili sono stati osservati anche per le protesi dentali fisse, in cui il tasso di sopravvivenza su pilastri vitali è risultato più elevato rispetto a quelle supportate da pilastri non vitali, con o senza perno.
Le corone singole senza perno hanno mostrato un tasso di sopravvivenza a cinque anni significativamente più elevato rispetto a quelle con perni in fibra e in metallo fuso, indipendentemente dal tipo di materiale della corona. La presenza di un perno potrebbe aumentare lo stress sulla superficie radicolare e di conseguenza aumentare la suscettibilità alla frattura. In uno studio in vitro, è stata effettuata un’analisi delle radici dentali fratturate per valutare il modello di frattura della dentina. È stata osservata una distribuzione di tensione sfavorevole sulla superficie radicolare del dente non vitale con perno in acciaio inossidabile liscio parallelo, a causa dell’elevata rigidità del perno metallico, che può portare alla frattura radicolare. Microfessure sono state osservate sulla superficie interna della parete dentinale residua adiacente al perno endodontico, che hanno progredito verso la superficie esterna della radice e hanno portato alla frattura. Lo stesso modello di frattura è stato osservato con perno e nucleo in metallo fuso. Preservare la struttura della dentina durante la preparazione del perno è un fattore chiave per mantenere la robustezza del dente e la resistenza alla frattura. Inoltre, la presenza di una ferula nei denti non vitali con perno ha mostrato un miglioramento significativo nella resistenza al carico.
La presenza di perni ha comportato anche un aumento del tasso di fallimento delle corone singole in denti ampiamente distrutti. Tuttavia, in studi precedenti, i tassi di fallimento delle corone singole supportate da denti non vitali con sostanza dentale coronale minore erano stati ridotti con l’utilizzo di un perno in fibra rispetto ai denti senza perno di ritenzione interradicolare. La perdita di ritenzione delle corone singole dei denti non vitali senza perno e con una struttura dentale residua minima è stata segnalata come uno dei fallimenti più comuni. La quantità di struttura dentale rimanente è un fattore cruciale per la sopravvivenza delle corone singole su denti non vitali, con o senza perno. Quando un dente non vitale mostrava una perdita lieve di sostanza coronale, non è stata osservata l’influenza positiva del perno endodontico sulla sopravvivenza della corona singola.
Infine, le corone interamente in ceramica con perno in fibra su denti non vitali hanno mostrato un tasso di sopravvivenza a cinque anni statisticamente più elevata rispetto alle corone in metallo-ceramica.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




