
Vincenzo Musello
Per il presidente Aio Vincenzo Musella la sostenibilità negli studi odontoiatrici non è un obiettivo da inseguire per moda, né un obbligo da subire. È un’opportunità strategica. Ma servono linee guida pratiche e concrete, ancorate alla realtà
Negli ultimi anni la parola “sostenibilità” è entrata con forza in ogni settore, compreso il nostro. Anche l’odontoiatria non è rimasta immune a questa spinta, tra richieste normative sempre più stringenti, sensibilità ambientale crescente e un mercato che propone soluzioni “green” a ritmo continuo. Ma la domanda che dobbiamo porci, con onestà e senza retorica, è semplice: stiamo parlando di un’evoluzione necessaria o di una tendenza che rischia di gravare ulteriormente sugli studi senza reali benefici?
Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Ed è proprio qui che la nostra professione è chiamata a fare una scelta matura.
Sostenibilità reale o greenwashing?
La sostenibilità, se interpretata correttamente, non è un costo: è un cambio di mentalità gestionale. Gli studi odontoiatrici sono realtà complesse, dove ogni giorno si intrecciano esigenze cliniche, organizzative ed economiche. In questo contesto, ridurre gli sprechi non è solo una scelta etica, ma una leva concreta di efficienza.
Pensiamo alla digitalizzazione: meno carta, meno errori, meno tempi morti. Oppure alla pianificazione intelligente degli appuntamenti, che consente di ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre consumi energetici e migliorare l’esperienza del paziente. In questi casi, sostenibilità ed efficienza coincidono. Ed è su questo terreno che dobbiamo investire.
Diverso è il discorso quando la sostenibilità si trasforma in etichetta. Il mercato offre oggi una vasta gamma di materiali e dispositivi definiti “eco-friendly”, spesso accompagnati da costi significativamente più elevati. Ma siamo certi che il loro impatto ambientale sia realmente inferiore? E soprattutto: sono sostenibili anche per lo studio, nel lungo periodo?
Il rischio di “greenwashing”, una pratica di marketing ingannevole in cui un’azienda comunica un impegno ambientale esagerato o infondato, è concreto, e riguarda anche il nostro settore. Non tutto ciò che viene presentato come sostenibile lo è davvero. Senza trasparenza sulle filiere produttive e senza dati chiari, il confine tra innovazione e marketing diventa sottile. Ed è proprio qui che serve uno sguardo critico, capace di distinguere tra scelte virtuose e semplici operazioni commerciali.
La sfida sul monouso
C’è poi un nodo centrale, che non possiamo ignorare: quello del monouso. In odontoiatria, la sicurezza del paziente e dell’operatore è prioritaria e non negoziabile. Molti dispositivi monouso rappresentano una garanzia imprescindibile sotto il profilo del controllo delle infezioni. Ridurne l’utilizzo non è sempre possibile, e forzare questa direzione potrebbe essere non solo inefficace, ma anche pericoloso.
La vera sfida, allora, non è eliminare il monouso, ma ridurne l’impatto complessivo, attraverso scelte più consapevoli, una migliore gestione dei rifiuti e un dialogo più stretto con i fornitori. Serve innovazione, ma serve anche realismo.
E i pazienti? Sono davvero pronti a premiare uno studio sostenibile? In parte sì, soprattutto tra le nuove generazioni, più attente ai temi ambientali. Tuttavia, la sostenibilità non è ancora un driver principale nella scelta del dentista, né tantomeno giustifica automaticamente un aumento dei costi. Questo significa che non possiamo trasferire il peso economico delle scelte “green” sul paziente, almeno non in modo diretto.
Per questo motivo, la sostenibilità che funziona è quella che non compromette l’equilibrio economico dello studio, ma lo rafforza. Quella che migliora l’organizzazione interna, riduce gli sprechi e aumenta il valore percepito del servizio.
Linee guida ancorate alla realtà
In questo scenario, il ruolo delle associazioni diventa cruciale. Non servono slogan, ma linee guida concrete, basate su evidenze e adattate alla realtà quotidiana degli studi. Serve supporto per aiutare i professionisti a orientarsi tra le diverse opzioni, evitando scelte inefficaci o penalizzanti. Serve, soprattutto, una voce autorevole capace di dialogare con istituzioni e industria per promuovere soluzioni realmente sostenibili.
La sostenibilità, in definitiva, non è un obiettivo da inseguire per moda, né un obbligo da subire. È un’opportunità strategica, che può contribuire a rendere la nostra professione più moderna, più efficiente e più credibile. Ma solo a una condizione: che resti ancorata alla realtà. Perché la sostenibilità che serve davvero all’odontoiatria non è quella che aumenta i costi e complica il lavoro, ma quella che riduce gli sprechi, migliora l’organizzazione e rafforza il rapporto con il paziente. Su questo terreno, come professione, siamo chiamati a fare la differenza.
Vincenzo Musella
Presidente nazionale Aio





