Uno studio condotto all’Università di Oulu, in Finlandia, ha confermato che alcuni farmaci comunemente utilizzati per il trattamento di patologie ossee possono aumentare in modo significativo il rischio di sviluppare una grave, seppur rara, patologia mandibolare. In particolare, l’associazione tra farmaci antiriassorbitivi e corticosteroidi risulta essere un fattore di rischio rilevante per l’insorgenza dell’osteonecrosi della mandibola.
La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha analizzato i dati relativi a quasi 60mila pazienti adulti che avevano iniziato una terapia con farmaci antiriassorbitivi come denosumab e bisfosfonati nel periodo compreso tra il 2013 e il 2015. I risultati indicano che l’incidenza complessiva dell’osteonecrosi della mandibola era dello 0,3% tra i pazienti trattati con basse dosi di farmaci antiriassorbitivi (quindi per l’osteoporosi), mentre raggiungeva il 9% nei soggetti sottoposti a dosaggi elevati (quindi i pazienti oncologici).
Secondo i ricercatori, il rischio di osteonecrosi mandibolare era significativamente più alto nei pazienti in terapia con denosumab rispetto a quelli trattati con bisfosfonati, con un rischio aumentato fino a cinque volte. L’associazione con corticosteroidi aumentava ulteriormente il rischio: nei pazienti in terapia ad alte dosi di farmaci antiriassorbitivi, l’uso concomitante di corticosteroidi raddoppiava il rischio di osteonecrosi, mentre nei soggetti trattati con basse dosi il rischio aumentava di sei volte. Altri fattori di rischio significativi includevano il sesso maschile e la diagnosi oncologica.
Si tratta del primo studio di popolazione effettuato in Finlandia e uno tra i primi in Europa progettati per indagare l’incidenza e i fattori di rischio dell’osteonecrosi dei mascellari correlata ai farmaci. «Il nostro studio conferma che il denosumab è associato a un rischio significativamente più elevato di osteonecrosi della mandibola rispetto ai bisfosfonati, ma la differenza di rischio tra i due si è rivelata sorprendentemente ampia. È stato inoltre particolarmente sorprendente osservare quanto l’uso simultaneo di corticosteroidi incrementasse il rischio nei pazienti trattati con basse dosi di farmaci ossei», ha dichiarato il primo autore Miika Kujanpää, ricercatore e odontoiatra presso l’Università di Oulu.
Gli autori raccomandano di rivedere con maggiore attenzione i piani terapeutici dei pazienti in trattamento con più farmaci, in particolare nelle combinazioni che includono denosumab e corticosteroidi. Sottolineano inoltre il ruolo fondamentale dell’assistenza odontoiatrica nella riduzione del rischio: è infatti consigliabile che le condizioni di denti e gengive vengano valutate prima dell’inizio della terapia con farmaci ossei e monitorate durante il trattamento. Lo studio offre un contributo rilevante alla conoscenza clinica sull’osteonecrosi dei mascellari legata all’uso di farmaci, evidenziando l’importanza dell’interazione tra medicina generale, oncologia e odontoiatria nella gestione dei pazienti a rischio.
Renato Torlaschi
giornalista Italian Dental Journal




