La calcificazione dell’arteria carotide è un segno di arteriosclerosi avanzata, può associarsi a malattia coronarica cronica ed è potenzialmente letale. È anche un’ulteriore ragione per consigliare una sempre più stretta connessione tra gli odontoiatri e gli altri specialisti medici, perché questa calcificazione può essere individuata con una comunissima radiografia panoramica orale. È un’opportunità che i radiologi segnalano da anni e che viene ulteriormente enfatizzata da un recente studio pubblicato su The International Endodontic Journal a cura di un team di ricercatori scandinavi, che ha visto la collaborazione tra le università di Helsinki, di Oulu, della Finlandia orientale e il Karolinska Institutet di Stoccolma.
Per la prima volta l’angiografia coronarica è stata inclusa in uno studio in cui i pazienti sono stati seguiti per dieci anni, dal 2008 al 2018, unitamente all’esame del microbiota orale dei pazienti e alla misura della quantità di anticorpi contro i batteri associati alle infezioni orali. Vi hanno partecipato 508 pazienti di mezza età che erano stati indirizzati all’angiografia coronarica per problemi cardiaci.
La calcificazione dell’arteria carotide è stata riscontrata in 102 pazienti (20,7%), tra cui 81 di grado moderato e 21 considerate gravi, con un deposito di sali di calcio superiore ai 10 millimetri. Nelle analisi statistiche sono stati presi in esame diversi fattori, come l’età dei pazienti, il sesso, l’abitudine al fumo, il diabete, la pressione sanguigna, i disturbi del metabolismo lipidico e del sangue.
«I risultati – ha spiegato l’autrice senior dello studio Pirkko Pussinen – indicano che la calcificazione era direttamente correlata non solo alla malattia coronarica cronica, ma anche alla parodontite apicale, alla gravità della parodontite stessa, alle terapie canalari, alla perdita di osso alveolare, a un alto livello di batteri gram-negativi nella placca dentale e agli anticorpi nella saliva che si legano a questi batteri. Non è invece risultato statisticamente significativo il legame tra la calcificazione e il miocardio acuto».
Lo studio ha prodotto un’altra serie di risultati di grande impatto. Durante il decennio di follow-up, 105 pazienti (20,7%) sono morti e 53 dei decessi sono stati causati da malattie cardiovascolari. Tra questi, la prevalenza della calcificazione era elevata: il 35,8% di quelli deceduti per malattie cardiovascolari e il 29,2% di quelli che sono morti per altre cause. Inoltre, nei casi in cui la radiografia dentale aveva identificato una calcificazione grave dell’arteria carotide, il rischio di decesso causato da malattie cardiovascolari è stato più che triplo rispetto a chi non presentava calcificazioni.
«Le infezioni orali sono abbastanza comuni, ma spesso sono latenti e si scoprono solo attraverso la radiografia – ha detto ancora Pussinen –. Le radiografie dell’intera mascella eseguite nel corso delle terapie odontoiatriche possono rivelare anche il rischio di malattie cardiovascolari. Se nella radiografia è visibile la calcificazione dell’arteria carotide, il paziente deve essere indirizzato a ulteriori esami per valutare la necessità di un trattamento specifico».
Per i ricercatori è l’ennesima conferma della necessità per gli odontoiatri di riconoscersi come professionisti della salute a tutto tondo e di approfittare della possibilità di intercettare, spesso prima di altri specialisti, segni utili per il benessere complessivo del paziente, non limitandosi alla diagnosi e al trattamento dei problemi orali.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




