
La gestione dei pazienti con malattia renale cronica è impegnativa e, nonostante una più ampia conoscenza e diagnosi precoci più frequenti, resta una delle principali cause di mortalità e morbilità cardiovascolare in tutto il mondo: è dunque della massima importanza identificare fattori di rischio modificabili o trattabili. Come dimostra una revisione scientifica prodotta da un team multidisciplinare dell’Università di Strasburgo, la malattia parodontale è uno di questi fattori e può essere diagnosticata e trattata a basso costo.
«Pertanto – sostengono gli autori su Oral Diseases – lo screening parodontale potrebbe essere incluso nella gestione multidisciplinare della malattia renale cronica, o per i pazienti a rischio. Il nostro studio mostra l’associazione tra questa patologia e le condizioni parodontali, evidenziando la necessità di studi interventistici accuratamente progettati per determinare con precisione il trattamento ottimale da mettere in atto».
Statisticamente, un odds ratio superiore a uno attesta l’esistenza di un fattore di rischio; in base alla metanalisi dei dati prodotti da 17 studi, questo parametro è variato da 1,49 a 2,39, confermando l’esistenza di una associazione tra parodontite e malattia renale cronica. Inoltre, i ricercatori francesi hanno visto che l’associazione è più forte quando la malattia parodontale è più grave.
Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare la relazione tra le due malattie. La diffusione batterica e la disseminazione nel flusso sanguigno di citochine dalla tasca parodontale potrebbe influenzare sia la funzione endoteliale che quella renale. E, in effetti, l’infiammazione è un ben noto fattore di rischio per la malattia renale cronica.
C’è anche chi ha proposto l’esistenza di un legame bidirezionale tra le due patologie e ha evidenziato diversi meccanismi biologici che caratterizzano la malattia renale e che potrebbero aggravare la parodontite. Un esempio è dato dall’elevata uremia, che aumenta la suscettibilità a infezioni opportunistiche e potrebbe produrre cambiamenti nella concentrazione di urea e nel pH della saliva.
La cosa importante è che i dati disponibili dimostrano gli effetti benefici della terapia parodontale sulla funzione renale, grazie al miglioramento dei livelli della velocità di filtrazione glomerulare (eGFR) e della creatinina e alla riduzione dei valori dei marcatori infiammatori come IL-6 e proteina C-reattiva. Sono stati documentati anche miglioramenti alla funzione endoteliale, che può contribuire all’aumento del microcircolo renale e, quindi, a un più efficace processo di filtrazione.
Inoltre, si ritiene che il trattamento parodontale influenzi positivamente la progressione della malattia renale, del rischio cardiovascolare e diverse condizioni sistemiche, in particolare del diabete che, anch’esso, peggiora le condizioni dei reni.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal




