Maggior comfort per il paziente, precisione e riproducibilità, rapidità della procedura, archiviazione digitale, integrazione con le tecnologie digitali… sulla carta la presa d’impronta digitale offre molti vantaggi. Alcuni di questi devono però essere validati dalla pratica e un esame della letteratura può offrire indicazioni sul reale stato dell’arte dell’applicazione di queste tecnologie. È quanto si sono proposti di fare alcuni ricercatori italiani, considerando la classe critica ma esemplificativa dei pazienti edentuli e focalizzando la loro attenzione su tre fattori essenziali: accuratezza, tempo di scansione e soddisfazione del paziente. Il lavoro è stato pubblicato su The International Journal of Prosthodontics e vede come primo autori il professionista toscano Alessio Casucci.
La revisione sistematica, che ha scandagliato tutti i database elettronici, ha preso in considerazione esclusivamente studi in vivo, fino alla fine del 2022. Nonostante la presa d’impronte digitale sia un tema molto popolare, le evidenze della letteratura restano limitate e i dati complessivi raccolti si riferiscono a 76 pazienti edentuli e 88 arcate. «Anche se la verifica dell’accuratezza dovrebbe essere un prerequisito per l’applicazione clinica di qualsiasi nuova tecnologia – scrivono gli autori – la presente revisione sistematica ha riportato solo sei studi che hanno perseguito questo obiettivo riguardo alle impronte digitali negli archi edentuli. Il tempo di scansione e la soddisfazione del paziente sono stati valutati separatamente in solo due studi».
Il metodo ottimale per valutare la precisione di un’impronta digitale consiste nel confrontare i modelli ottenuti dallo stesso paziente utilizzando sia la tecnica convenzionale che quella digitale, e i risultati di questo confronto hanno mostrato un’accuratezza superiore della tecnica convenzionale rispetto alla digitale. Le differenze più rilevanti tra le due tecniche sono state riscontrate nelle aree periferiche come il palato molle, la zona sublinguale, il vestibolo buccale e le creste fluttuanti, che sono solitamente più mobili e instabili.
La creazione di un modello digitale di precisione paragonabile a un modello in gesso ottenuto con la presa d’impronte analogica è ancora complicata, soprattutto per la difficoltà di catturare con lo scanner intraorale i movimenti funzionali della mucosa vestibolare, considerati cruciali per modellare le aree di confine della protesi. Inoltre, la presenza di mucosa mobile non cheratinizzata e di superfici lisce coperte dalla saliva può complicare le scansioni di un arco completamente edentulo, aumentando i tempi di scansione e diminuendo la soddisfazione del paziente.
Tuttavia, gli autori riconoscono diversi vantaggi degli scanner intraorali, come la possibilità di evitare lo spostamento della mucosa, un aspetto particolarmente importante nel caso delle creste fluttuanti; inoltre, consentono di ridurre il numero di appuntamenti, le procedure di laboratorio e i costi complessivi. Questi benefici possono essere particolarmente utili per semplificare il flusso di lavoro delle protesi digitali nei pazienti anziani e fragili, migliorando l’efficacia del trattamento e rendendolo più accessibile economicamente.
Le conclusioni del gruppo di ricerca restano comunque a favore della tecnologia analogica: «è la pratica più precisa nella realizzazione di protesi totali, anche per la produzione di protesi digitali, tramite un flusso di lavoro ibrido basato sulla scansione extraorale dell’impronta convenzionale».
Renato Torlaschi
Casucci A, Mazzitelli C, Tsiplakis V, D’Arienzo LF, Breschi L, Ferrari M. Digital impressions in edentulous patients: a systematic review for clinical evidence. Int J Prosthodont. 2023 Sep 12;36(4):486-497.




