La preservazione alveolare nei siti di estrazione è sicuramente una delle procedure che condizionano maggiormente tempistiche e modalità dell’inserimento implantare. L’importanza di tale procedura è ancora maggiore quando il clinico si trova a dover operare in aree ad alta valenza estetica. In tali aree infatti le complicazioni legate alla contrazione volumetrica del sito sottoposto a chirurgia possono essere molteplici e condizionare, anche in maniera rilevante, il risultato finale della riabilitazione. Risulta pertanto fondamentale un approccio quanto più conservativo possibile dell’anatomia ossea e gengivale dell’area che sarà sottoposta a chirurgia estrattiva, in modo da evitare tecniche di compensazione a posteriori che risulteranno di esecuzione molto più complessa e di predicibilità inferiore.
Diagnosi e sequenze terapeutiche
Nel case report oggetto del nostro articolo il paziente di 67 anni, maschio, non fumatore, si presenta alla nostra osservazione lamentando mobilità e dolenzia degli elementi dentali frontali superiori (fig. 1). Funzionalità estetica e masticatoria sono compromesse e dall’esame radiografico preliminare (fig. 2) notiamo segni di infezioni periapicali diffuse.
Tutti gli elementi dentali residui dell’arcata superiore presentano mobilità elevata (grado 3 Miller) e al sondaggio appaiono evidenti i segni di una parodontite non trattata con profondità di tasca, in alcune sedi, anche oltre i 7-8 mm, sanguinamento ed essudato.
Valutati quindi come hopeless gli elementi da 13 a 23, si procede alla loro estrazione atraumatica facendo massima attenzione a mantenere intatte le pur sottili pareti ossee vestibolari residue (fig. 3). Ogni sito alveolare viene poi riempito con un mix di osso suino cortico-spongioso collagenato in granuli (Gen-Os Osteobiol) precedentemente idratato con fisiologica sterile e infine aggiunto a colla di fibrina appositamente diluita. Le pareti vestibolari degli alveoli saranno quindi rivestite con l’ausilio di membrane di lamina di corticale (Lamina Osteobiol) anch’esse stabilizzate in situ mediante gocce di colla di fibrina (fig. 4).
Terminate le manovre di passivazione e sutura il paziente sarà dimesso con un provvisorio estetico amovibile non compressivo ad appoggio esclusivamente posteriore.
A 4 mesi dal primo intervento (fig. 5) saranno inseriti 4 impianti (3.80 Premium Power Sweden & Martina) (fig. 6), lasciati precauzionalmente sommersi per valori di torque ritenuti insufficienti a un carico immediato predicibile.
Attesi ulteriori 3 mesi procediamo con le fasi di scopertura (fig. 7), scansione digitale e posizionamento di una protesi provvisoria avvitata.
A condizionamento avvenuto (fig. 8), siamo infine pronti per la realizzazione del definitivo (fig. 9). A poche settimane dal termine dei lavori la condizione dei tessuti appare stabile e priva di segni di infiammazione (fig. 10).
Conclusioni
Sebbene le gestione in più fasi possa sembrare un procedimento lento, in realtà ha come vantaggi la possibilità di monitorare ed eventualmente intercettare tutte quelle variazioni dei tessuti duri e molli che spesso rappresentano la vera incognita nelle riabilitazioni implantari in area estetica. La recente evoluzione di materiali e tecniche di preservazione alveolare ha poi reso tale gestione molto più rapida e predicibile, tanto da renderla una procedura standardizzabile e dal risultato estetico eccellente.
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Si ringrazia il Laboratorio Fix Dental Lab di Giuseppe Pagano per la valida parte odontotecnica.
Andrea Bastieri
Libero professionista a Matera





