L’importanza della prevenzione è certamente condivisa da tutta la comunità scientifica e anche l’aforisma “prevenire è meglio che curare” è un classico sul quale tutti convergono. Tra l’altro sembra che storicamente sia stato proprio un dentista a elaborare il “motto”, poi adottato per logica da ogni specialità e che, ancora oggi, rappresenta un mantra predicato ogni giorno nei nostri studi.
Nonostante questo, ci capita ancora di vedere casi come quello qui illustrato, in cui la paziente S.L., di anni 56, nel corso di quasi trent’anni è passata da una situazione di protesi classica, ovvero un ponte su denti naturali (fig. 1), a una condizione di vera e propria espulsione degli elementi naturali (fig. 6).
Come è facile notare, sono presenti residui di alginato sulla protesi estratta durante un’impronta presa in urgenza per realizzare un provvisorio immediato, per non compromettere la vita sociale della paziente (fig. 7).
Si tratta fortunatamente di un caso limite, in cui gli aspetti psicologici sono fondamentali e responsabili del rifiuto da parte della paziente di intervenire in tempi diversi e non quando ormai l’unica alternativa possibile era l’estrazione.
Abbiamo proposto una riabilitazione con impianti previa rigenerativa, ma i presupposti, almeno al momento, non sembrano interessare alla paziente.
Questo esempio clinico conferma come i controlli trimestrali e le sedute di igiene e profilassi sono fondamentali per la terapia di mantenimento della salute dei tessuti duri e delle strutture parodontali, come in questo caso. La letteratura conferma infatti in modo univoco che qualsiasi terapia eseguita anche allo stato dell’arte, se non supportata dalle istruzioni per un’igiene domiciliare corretta accompagnata dai controlli e dall’igiene professionale in studio, è destinata con il tempo a un grande rischio di insuccesso terapeutico.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





