Un trial clinico randomizzato controllato ha confrontato la pulpotomia completa e la terapia canalare nel trattamento di molari permanenti maturi con diagnosi clinica di pulpite irreversibile da esposizione cariosa, valutandone esiti clinici e radiografici, andamento del dolore post operatorio, tempi e costi di trattamento.
Gli autori, ricercatori cinesi di diversi atenei, hanno scritto su Bmc Oral Health di aver effettuato lo studio su 160 molari in pazienti di età compresa tra 18 e 50 anni, con sintomatologia spontanea o evocata persistente dopo stimolo termico e assenza di radiotrasparenze periapicali o interradicolari significative.
I casi sono stati randomizzati in due gruppi statisticamente simili. Nei pazienti del primo gruppo, dopo anestesia locale e isolamento con diga di gomma, è stata eseguita l’asportazione completa della polpa camerale fino agli imbocchi canalari sotto ingrandimento, ottenendo l’emostasi mediante compressione con pellet di cotone imbevuto di ipoclorito di sodio al 2,5% per cinque minuti; successivamente è stato applicato uno strato di 4 mm di materiale bioceramico premiscelato iRoot Bp Plus direttamente sulla polpa radicolare, seguito da restauro adesivo in unica seduta. Ai pazienti destinati alla terapia canalare la terapia è stata effettuata in due appuntamenti con sagomatura mediante strumenti Ni-Ti rotanti, irrigazione con NaOCl al 2,5% e Edta al 17%, medicazione intermedia con idrossido di calcio e otturazione canalare con guttaperca e cemento iRoot SP con tecnica del cono singolo, quindi restauro composito.
Il follow-up clinico e radiografico a tre, sei e dodici mesi hanno mostrato percentuali di successo sovrapponibili tra i due gruppi. A dodici mesi, il successo clinico è risultato pari al 97,3% nel gruppo “pulpotomia” e al 98,6% nel gruppo “terapia canalare”; il successo radiografico è stato rispettivamente del 93,3% e del 94,6%, senza differenze statisticamente significative. Due dei pazienti trattati con pulpotomia hanno richiesto una successiva terapia canalare; nel gruppo “terapia canalare” un elemento è stato estratto e tre casi hanno evidenziato insuccesso radiografico per lesione periapicale aumentata o di nuova insorgenza e una frattura radicolare. L’intensità del dolore, misurata con scala numerica Nrs 0-10 fino al settimo giorno, si è ridotta significativamente in entrambi i gruppi già dal primo giorno post operatorio; tuttavia la riduzione è stata più marcata tra i pazienti che hanno ricevuto la pulpotomia completa al giorno uno, indicando un miglior controllo del dolore a breve termine. In questo gruppo, la vitalità è stata monitorata con test elettrico di sensibilità pulpare: a tre mesi cinque denti risultavano non responsivi, ridotti a tre, a sei e dodici mesi; gli elementi non responsivi non presentavano segni clinici o radiografici di patologia.
I tempi operatori complessivi, calcolati dall’anestesia al restauro definitivo, sono risultati significativamente inferiori per la pulpotomia rispetto alla terapia canalare; analogamente i costi medi sono stati circa la metà. Gli autori concludono che la pulpotomia completa con iRoot BP Plus rappresenta, nel breve termine, un’alternativa clinicamente valida alla terapia canalare nei molari maturi con pulpite irreversibile, garantendo tassi di successo comparabili, maggiore rapidità di esecuzione, minore costo e migliore controllo del dolore post operatorio, pur sottolineando la necessità di follow-up più prolungati per confermarne la stabilità nel tempo.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




