Ogni volta che si presenta una realtà anche parzialmente diversa da quello che poteva sembrare dalla radiografia iniziale, ci si rende conto del motivo per il quale le indagini in tre dimensioni sono diventate più frequenti rispetto al passato.
In questo caso clinico, la paziente A. M. di anni 24, su indicazione dell’ortodontista, doveva estrarre il 4.8. Abbiamo così programmato l’intervento.
Dalla radiografia iniziale (figg. 1 e 2), anche ingrandendo non si vedeva la sovrapposizione della radice mesiale che compie un arco curvo in direzione distale. Questa mancata informazione iniziale avrebbe forse evitato, durante l’estrazione, di fratturare il terzo apicale della radice mesiale, nonostante le delicate manovre di lussazione (figg. 4 e 5).
Sta di fatto che la ricerca del frammento mesiale, per ovvi motivi di visione, è sempre complicata. Non nascondiamo infatti di aver avuto difficoltà nel reperire ed estrarre il frammento separato.
Nel nostro caso si è rivelato utile l’uso della telecamera intraorale con la quale, scavalcando la parete distale del 4.7, grazie alla potente illuminazione, abbiamo individuato il frammento in fondo alla cavità alveolare e, con apposita leva angolata (fig. 6), siamo riusciti ad estrarla come confermato dalla radiografia finale di controllo (figg. 7 e 8).
La scelta dell’esame strumentale più corretto per la diagnosi resta quindi fondamentale per non trovarsi, come nel nostro caso, con situazioni più complicate di quanto pianificato. Per onore di cronaca, in rari casi, le cose possono complicarsi anche avendo le migliori informazioni diagnostiche possibili.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





