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Condizione clinica
Il disilicato di litio è un materiale ceramico a matrice vetrosa impiegato da alcuni anni in odontoiatria per la realizzazione di manufatti protesici metal free parziali o completi, sia dei settori anteriori che posteriori.
La produzione dei manufatti a base di disilicato di litio può avvenire mediante due procedure di laboratorio completamente diverse tra loro.
Il disilicato di litio pressofuso è fornito sottoforma di cialde che vengono riscaldate ad alta temperatura, portate allo stato liquido e successivamente iniettate in uno stampo riproducente, in negativo, la forma del manufatto protesico metal free. Il procedimento ricorda quello della fusione a cera persa ove, tuttavia, al posto della lega metallica è presente un materiale ceramico reso fluido dalle alte temperature.
Nell’altra procedura di manipolazione, i manufatti sono prodotti a partire da un blocco di disilicato di litio che, attraverso procedure di fresatura, subisce una riduzione sottrattiva del materiale fino ad ottenere il manufatto finale.
Il disilicato di litio pressofuso presenta migliori proprietà meccaniche rispetto alla manipolazione per fresatura, mentre il vantaggio della procedura di fresatura dei blocchi è una maggior velocità nella produzione del manufatto, sia per i procedimenti di fresatura sia per l’intero flusso di lavoro gestito attraverso procedimenti Cad/Cam.
Dati di evidenza scientifica
Uno studio clinico randomizzato con gruppo di controllo, con follow-up ultimo a 4 anni, ha valutato la sopravvivenza e il successo di manufatti protesici parziali in disilicato di litio realizzati con le due metodiche sopra descritte.
Sono stati reclutati 60 soggetti coinvolti nella realizzazione di un restauro parziale in disilicato di litio, 29 su premolari e 31 su molari permanenti. Tra i criteri d’inclusione sono stati presi in considerazione un buon livello d’igiene orale, un buono stato di salute parodontale (sanguinamento al sondaggio < 10%), l’assenza di lesioni cariose penetranti, l’assenza di fenomeni di parafunzione masticatoria e infine uno spessore di dentina residua tra lo spazio pulpare e il tetto della camera pulpare non inferiore a 0,5 mm.
Il gruppo studio era rappresentato da 30 manufatti parziali realizzati con la procedure di pressofusione del disilicato di litio, mentre il gruppo controllo da 30 manufatti parziali realizzati mediante fresatura.
Per successo s’intendeva la permanenza in situ del restauro senza aver manifestato alcuna complicanza biologica (di natura pulpare) o meccanica (frattura parziale, scheggiatura o decementazione), mentre per sopravvivenza s’intendeva la permanenza in situ del restauro sul quale, però, è stato necessario intervenire per complicanze biologiche (terapia canalare) o meccaniche (riparazione di aree scheggiate o fratturate).
I risultati dello studio clinico hanno mostrato, al follow-up ultimo a 4 anni, una percentuale di sopravvivenza dei restauri parziali pari al 100% senza significative differenze statistiche (p<.05) tra le due procedure di manipolazione del disilicato di litio. Una sopravvivenza pari al 90% è stata individuata per i manufatti di entrambi i gruppi.
Implicazioni cliniche
1) I restauri parziali in disilicato di litio possono essere realizzati sia impiegando una procedura di pressofusione sia impiegando metodologie Cad/Cam di fresatura di blocchi precostituiti di materiale.
2) I manufatti parziali in disilicato di litio presentano una percentuale di sopravvivenza pari al 100% dopo 4 anni di servizio clinico, senza differenze significative dal punto di vista statistico tra le due modalità di lavorazione.




