Nell’odontoiatria restaurativa indiretta le tecniche di fissaggio sono in continua evoluzione e per quanto riguarda i materiali la ricerca persegue l’obiettivo di sviluppare nuovi compositi in grado di garantire un’adeguata infiltrazione nella matrice organica del tessuto dentinale demineralizzato e di contrastare gli effetti degli enzimi litici prodotti in risposta ai fenomeni infiammatori, ai processi rigenerativi del complesso polpa-dentina oppure all’azione delle sostanze utilizzate nel pretrattamento delle superfici dentali.
In tema di strategie innovative sono in uso da una ventina d’anni le resine autoadesive che consentono di svolgere la procedura di fissaggio in un unico step, eliminando le fasi preliminari di mordenzatura, risciacquo e priming.
Una revisione sistematica con metanalisi, svolta in collaborazione dai dipartimenti di odontoiatria protesica della Christian-Albrechts University di Kiel in Germania, della Ibb University in Yemen e della Taibah University di Al-Madinah in Arabia Saudita, fa il punto sulle performance delle resine autoadesive sulla base dei risultati degli studi pubblicati fino al 2022 che ne hanno valutato i risultati clinici in confronto alle tecniche di fissaggio convenzionali: total-etch, selective-etch con adesivi dentinali, selective-etch senza adesivi dentinali e self-etch.
L’efficacia dei diversi metodi è stata definita in termini di sensibilità post operatoria, incidenza di distacco, tasso di sopravvivenza dei restauri, integrità degli elementi dentali trattati, integrità complessiva dei restauri, integrità e discromie in sede marginale.
Nell’analisi sono stati inclusi nove trial randomizzati controllati, di cui cinque hanno messo a confronto le resine autoadesive con gli altri protocolli per la realizzazione di restauri coronali parziali in ceramica, tre hanno comparato gli esiti del fissaggio con resina autoadesiva con quelle del fissaggio total-etch in restauri intracoronali e uno ha valutato il fissaggio con resine autoadesive rispetto a quello con mordenzatura selettiva in restauri fatti con intarsi. La durata dei periodi di osservazione è variata a seconda degli studi da un minimo di un anno a un massimo di sei anni e mezzo.
Mentre non sono state rilevate differenze significative tra le varie tecniche quanto all’insorgenza di sensibilità post-operatoria, all’integrità degli elementi dentali trattati, all’integrità complessiva dei restauri e dei relativi margini e alla presenza di discromie, rispetto all’incidenza di distacco, e quindi rispetto alla durata del fissaggio, le resine autoadesive hanno eguagliato solo la tecnica total-etch, mentre si sono rivelate meno efficienti sia del metodo self-etch che delle due forme di mordenzatura selettiva dello smalto, con e senza adesivi dentinali, che hanno prevalso anche per i tassi di sopravvivenza dei restauri.
«In conclusione si può affermare che almeno nel breve e medio periodo le resine autoadesive non garantiscono la stessa affidabilità di alcuni dei sistemi tradizionali, soprattutto in termini di stabilità e permanenza – scrivono gli autori –. In ogni caso per poter formulare un giudizio più attendibile e definitivo sui risultati clinici delle diverse metodiche di fissaggio oggi disponibili per i vari tipi di procedure restaurative serviranno studi comparativi di più lunga durata».
Monica Oldani
Giornalista Italian Dental Journal




