Sempre più in restaurativa si sta cercando di ottenere risultati soddisfacenti utilizzando pochi materiali e oggi con i compositi universali One Shade è possibile eseguire la quasi totalità dei restauri diretti posteriori con risultati spesso più che soddisfacenti. La tecnologia progredisce in tal senso e oggi con solo tre differenti colori, si può coprire più del 90% della restituiva diretta, sia anteriore che posteriore.
In restaurativa siamo molto condizionati dalle nostre aspettative come odontoiatri, ma capita spesso che un risultato che a noi appare mediocre sia invece apprezzato dal paziente. Ciò significa che è possibile diminuire drasticamente il numero di compositi necessari per eseguire un restauro anteriore, soddisfacendo comunque le richieste del paziente. Il risultato dal punto di vista dell’odontoiatra sarà di buona qualità, probabilmente mancheranno alcune delle traslucenze tipiche di un dente anteriore, ma se la forma del dente viene rispettata, l’utilizzo di un composito universale come il Venus Pure Shade (Kulzer) ci permette di soddisfare le richieste estetiche della maggior parte dei nostri pazienti.
Caso clinico
La paziente si presenta in studio con la richiesta di sostituire per motivi estetici i vecchi restauri su 1.2 e 1.1 (fig. 1). All’esame obiettivo si osservano carie secondarie sui medesimi elementi già restaurati in composito. Inoltre è presente una carie secondaria su vecchi restauri in compositi in zona palatina di 2.1. Dopo aver eseguito delle radiografie periapicali e i test di vitalità, il piano di trattamento prevedeva dei restauri in composito di terza classe.
Prima di montare la diga di gomma, una piccola parte di composito Venus Pearl Pure Light e Venus Pearl Pure Medium (Kulzer) vengono applicate sul dente e fotopolimerizzate per pochi secondi: ciò ci ha permesso di capire quale dei due shade fosse più corretto per restaurare i denti in esame. Viene eseguito il montaggio della diga di gomma senza utilizzare uncini, ma solo con nastri di gomma da isolamento. I vecchi restauri vengono rimossi, così come le carie secondarie sottostanti (figg. 2 e 3).
I processi adesivi iniziano con una sabbiatura intraorale sui denti da trattare utilizzando ossido di alluminio 50 μm per pochi secondi. La mordenzatura con acido ortofosforico al 37% per 20 secondi viene eseguita solamente sullo smalto (selective enamel etch) (fig. 4). Dopo un prolungato risciacquo del mordenzante, viene applicato un adesivo universale (Ibond Universal, Kulzer) su smalto e dentina con brushing attivo per circa 20 secondi e soffiato delicatamente, seguito da una fotopolimerizzazione di altri 20 secondi. Tutta la dentina viene coperta da un sottile strato di Venus Bulk Flow One (Kulzer), che viene polimerizzato per 20 secondi. Lo stesso composito fluido viene applicato in un secondo strato di circa 1 mm, lasciando lo spazio a un ultimo layer di composito in pasta (Venus Pearl Pure Shade Medium, Kulzer) (fig. 5). Vengono completate le cavità palatine degli elementi 11 e 21, ponendo tra i due denti delle matrici trasparenti a nastro (Directa Matrix Strips), utilizzando il composito compatto Venus Pearl Pure Shade Medium. A mano libera, utilizzando lo stesso composito, viene completata la cavità vestibolare dell’elemento 12 e, dopo aver posizionato la matrice trasparente, viene completata la cavità di terza classe distale dell’elemento 11 (figg. 6 e 7).
Prima di smontare la diga di gomma viene eseguita la rifinitura utilizzando un disco abrasivo a grana media per definire le linee di transizione e poi il kit di rifinitura e lucidatura Venus Supra (Kulzer). Al controllo di 30 giorni è possibile apprezzare l’integrazione cromatica che si è ottenuta utilizzando una singola massa di materiale composito (fig. 8).
Edoardo Fossati
Libero professionista a Torino





