
Pierluigi Romandini
Nel 2016, un workshop congiunto della European Federation of Periodontology (EFP) e dell’European Organization for Caries Research (ORCA) aveva stigmatizzato l’assenza di revisioni sistematiche che riassumessero gli studi disponibili sull’associazione tra parodontite e carie dentale. La lacuna è stata colmata da un lavoro pubblicato qualche mese fa sul Journal of Clinical Periodontology, a prima firma di Pierluigi Romandini dell’Università di Ginevra.
I risultati di questa revisione sistematica, su un totale di 135.018 partecipanti, hanno indicato che la parodontite è associata alla carie radicolare ma non alla carie che colpisce la corona anatomica.
Studi precedenti avevano ipotizzato che parodontite e carie dentale potessero coesistere a causa di fattori di rischio comuni, quali scarsa igiene orale, fumo, condizioni socioeconomiche sfavorevoli e dieta ricca di zuccheri. La presente revisione sistematica ha analizzato i dati di 21 studi per verificare questa ipotesi. I risultati dell’analisi hanno parzialmente confermato l’ipotesi di una correlazione indipendente tra le due patologie: l’associazione tra parodontite e carie dentale è presente anche quando si tiene conto dei fattori di rischio comuni.
La perdita di attacco clinico dovuta alla parodontite comporta un’area maggiore della superficie del dente esposta alla cavità orale, conferendo un rischio intrinseco più elevato per lo sviluppo di carie radicolari. «Sebbene il design degli studi inclusi impedisca la verifica della causalità – scrivono gli autori – i risultati della nostra revisione sistematica si allineano concettualmente a questa nozione. Le metanalisi di sottogruppi per posizione delle carie indicano infatti che l’associazione è principalmente presente per le carie radicolari, piuttosto che per le carie coronali».
La soglia critica di pH più elevata per la demineralizzazione del cemento rispetto a quella dello smalto potrebbe contribuire a rendere le superfici radicolari più vulnerabili alle carie dentali una volta esposte al biofilm dentale. Questa maggiore solubilità del cemento radicolare è attribuita al maggiore contenuto di matrice organica e al contenuto di carbonato e magnesio nell’apatite idrossiapatitica rispetto allo smalto. Tuttavia, è ancora da determinare se questa associazione possa variare dopo il trattamento della parodontite e se la perdita di attacco clinico dovuta alla parodontite influenzi l’ambiente sopra o sottogengivale. Infatti, la superficie radicolare esposta a un microambiente subgengivale può essere colonizzata da un biofilm proteolitico anaerobico piuttosto che da una flora acidogena caratteristica delle carie dentali, il che potrebbe influenzare le associazioni riportate. Allo stesso modo, rimane poco chiaro se possa esistere un’associazione con le carie dentali anche per le recessioni gengivali non associate alla parodontite, sebbene colpiscano solo una piccola parte della popolazione.
«Dovrebbero essere prese in considerazione misure preventive specifiche per le carie dentali per gli individui affetti da parodontite – concludono gli autori –. Queste misure possono comprendere l’uso di dentifrici ad alto contenuto di fluoro, l’applicazione professionale di fluoro sulle superfici radicolari, il mantenimento di un’efficace igiene orale e il controllo della dieta. Inoltre, i pazienti con parodontite dovrebbero sottoporsi a esami approfonditi per verificare la presenza di lesioni cariose radicolari durante la cura parodontale di supporto. Infatti, la terapia parodontale e la cura di supporto hanno dimostrato di svolgere un ruolo importante anche nella riduzione dello sviluppo di nuove lesioni cariose e nella ricorrenza di lesioni preesistenti».
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




