La paziente, una donna di 63 anni, si presenta manifestando un forte disagio estetico e funzionale, rimandato per anni a causa di pregresse esperienze odontoiatriche negative. L’esame obiettivo e la scansione intraorale con iTero hanno rivelato un’architettura del sorriso compromessa, aggravata dall’agenesia dell’elemento 23 e dalla persistenza in arcata del 63 (canino deciduo).
L’obiettivo terapeutico è stato duplice: superare le barriere psicologiche della paziente attraverso una pre-visualizzazione digitale rassicurante e ripristinare l’armonia del sorriso con un approccio minimamente invasivo.
Workflow digitale: dall’allineamento al design
Il piano di trattamento ha previsto una prima fase di riallineamento ortodontico con il sistema Invisalign Go. In seguito all’elaborazione del ClinCheck, sono stati previsti 13 allineatori, da sostituirsi ogni 10 giorni, per correggere l’asimmetria dentale e migliorare l’overbite. Questa fase è stata programmata con estrema attenzione per consentire la creazione degli spazi necessari ai futuri restauri protesici, avendo cura di non spostare l’elemento deciduo presente in arcata.
Concluso l’allineamento, il workflow è proseguito con la progettazione dei restauri su software exocad. In questa fase, la realizzazione del mock-up si è rivelata un passaggio fondamentale: esso rappresenta uno strumento imprescindibile sia per il clinico, per validare la fattibilità tecnica, sia per il paziente, per stabilire e condividere con certezza i parametri estetici del nuovo lavoro prima di procedere.
Oltre al riallineamento delle parabole gengivali eseguito all’arcata superiore per correggere le disarmonie del sorriso, per l’arcata inferiore si è proceduto con l’allungamento della corona clinica nel settore da 43 a 33, migliorando così sia l’estetica che la ritenzione dei futuri restauri.
Fase protesica e finalizzazione
La preparazione degli elementi è stata eseguita in modo micro-invasivo, guidata dalla mascherina di preparazione LumiKey, la cui geometria è determinata con precisione dal mock-up progettato digitalmente. Questo sistema ha garantito il massimo risparmio di tessuto smalteo, permettendo di preservare la struttura dentale residua.
L’utilizzo di questa mascherina guida è stato fondamentale per ottenere un’estrema precisione operativa: il protocollo ha permesso di identificare e intervenire con accuratezza millimetrica esclusivamente sulle zone del dente che necessitavano di un ritocco secondo il progetto estetico, evitando ogni sovra-preparazione e mantenendo intatto lo smalto laddove non era necessario intervenire.
I restauri definitivi sono stati realizzati in ceramica Cerinate (Lumineers, DenMat Italia) ad alta traslucenza. La combinazione tra una preparazione così selettiva e l’eccellente resa estetica della ceramica ha permesso di ottenere un’integrazione naturale, mimetizzando perfettamente l’elemento deciduo.
Considerazioni finali
Il successo di questo caso clinico non risiede esclusivamente nell’accuratezza del workflow digitale o nella precisione dei materiali utilizzati, ma nella capacità di queste tecnologie di ricostruire un rapporto di fiducia con una paziente inizialmente timorosa.
L’integrazione di strumenti di pre-visualizzazione ha permesso alla paziente di affrontare il percorso terapeutico con serenità, sentendosi partecipe di ogni scelta estetica e funzionale. Il risultato finale, caratterizzato da un’estetica naturale e dal massimo rispetto dell’integrità biologica, ha portato a una profonda soddisfazione reciproca: per noi, la conferma della validità di un approccio metodologico rigoroso e multidisciplinare; per la paziente, il superamento di un disagio decennale e la riconquista di un sorriso vissuto finalmente con naturalezza e orgoglio.
Marco Cirmeni
Libero professionista a Salerno. Docente al master in Protesi fissa su denti naturali e su impianti all'Università Sapienza di Roma





