Nel 2006 il paziente V. C. di anni 35 viene in studio come prima visita per un dolore non costante ma fastidioso in posizione 4.6. L’elemento si presenta parzialmente ricostruito e trattato endodonticamente, probabilmente in attesa di finalizzazione.
Proponiamo al paziente un ritrattamento canalare con ricoprimento protesico. Procediamo al ritrattamento e alla protesizzazione dell’elemento.
Il paziente viene ai controlli e tutto sembra procedere al meglio per molto tempo. Circa 19 anni dopo, all’ennesimo controllo di routine, segnala un disagio quando aumenta la pressione durante la masticazione dal lato destro.
Dai sintomi risulta inevitabile concentrarsi sul trattamento eseguito anni prima e, infatti, rimossa la corona protesica, ecco palesarsi la frattura (figg. 5 e 6) che costringe all’avulsione (figg. 7 e 8) e alla sostituzione implantare (figg. 9, 10, 11 e 12).
Un classico confermato anche da tutta la letteratura, che infatti consiglia prudentemente di avvisare sempre i pazienti che le percentuali di successo nei ritrattamenti sono alte, ma il pericolo di insuccesso nel lungo termine, e a volte anche nel breve, non va mai sottovalutato. Secondo le diverse scuole varia dal 65 all’80%.
Considerando che le esperienze negative ci rendono sempre più prudenti, non dimentichiamo di spiegare bene al paziente vantaggi e svantaggi prima di sottoporsi a un percorso terapeutico, di qualsiasi natura sia.
In questo specifico caso ha comunque avuto un senso il ritrattamento, in quanto ha rimandato l’inserimento implantare di diversi anni, ed è questo l’approccio terapeutico suggerito dalle linee guida.
Aldo Crespi
Libero professionista a Corsico (Milano)





