
Processo di deproteinizzazione del perossido di carbammide al 7%. Il perossido, che contiene urea, ha lo scopo di rimuovere materiale organico ipomaturo in senso parziale dalla rete organica. Quindi il perossido ha un effetto deproteinizzante sullo smalto ipomaturo potendo migliorare il tasso di penetrazione di eventuali prodotti successivi come le resine infiltranti
Lo sbiancamento dentale rappresenta uno dei trattamenti estetici più richiesti in odontoiatria. Nonostante la sua ampia diffusione, persistono incertezze cliniche, soprattutto nella gestione di casi complessi quali pazienti adolescenti con discromie severe o difetti dello smalto. La cura del sorriso influisce infatti non solo sulla salute orale, ma anche sulla qualità di vita del paziente, incidendo sul benessere psicologico e relazionale. In questo contesto, lo sbiancamento dentale si configura come una procedura conservativa efficace per il trattamento delle discromie, grazie al ridotto impatto biologico rispetto a soluzioni più invasive.
L’età adolescenziale rappresenta una fase particolarmente sensibile rispetto all’immagine personale. Studi condotti negli adolescenti mostrano un crescente interesse verso lo sbiancamento dentale, motivato prevalentemente da esigenze estetiche e di autostima. Sebbene manchino dati epidemiologici precisi, l’evidenza clinica suggerisce una diffusione crescente del trattamento in questa fascia d’età.
A livello normativo, mentre negli Stati Uniti è consentito l’uso controllato di prodotti a base di perossido a partire dai 12 anni, la normativa europea ne vieta l’impiego estetico nei minori di 18 anni. Tuttavia, la normativa non vieta l’uso del perossido a fini terapeutici, purché adeguatamente giustificati e supervisionati dall’odontoiatra, con documentazione clinica e consenso informato dei genitori. Le indicazioni cliniche includono discromie patologiche o farmacologiche, difetti dello smalto, esiti traumatici e protocolli conservativi integrati. Il trattamento di tali condizioni è associato a un miglioramento significativo della qualità di vita correlata alla salute orale, giustificando un approccio clinico controllato e minimamente invasivo.
Le nuove tecnologie sbiancanti
Le innovazioni tecnologiche hanno reso possibile il trattamento sbiancante di pazienti giovani in modo sicuro e minimamente invasivo, riducendo gli effetti collaterali più comuni quali ipersensibilità dentinale e aumento della rugosità dello smalto. Studi clinici hanno dimostrato come i trattamenti domiciliari a basse concentrazioni di perossido di carbammide siano particolarmente indicati nella gestione dei difetti dello sviluppo dello smalto, mentre concentrazioni più elevate risultano associate a un aumento della sensibilità e a fenomeni di demineralizzazione reversibile, soprattutto nei pazienti con camere pulpari più ampie. Un’ulteriore criticità dei trattamenti convenzionali riguarda l’incremento della rugosità superficiale dello smalto, che può limitare l’indicazione clinica nei soggetti con white spot, ipersensibilità preesistente o recessioni gengivali.
In questo contesto si inserisce la tecnologia brevettata Tooth Rejuvenation, alla base della formulazione Blancone Home Plus Ever (perossido di carbammide 7%, nHAP 1,5%), che consente di associare l’azione sbiancante a un effetto remineralizzante biomimetico. Grazie alla deposizione di nanoparticelle di idrossiapatite e alla riduzione controllata della componente organica dello smalto ipomaturo, Ever favorisce un ambiente rigenerativo che migliora l’omogeneità superficiale e riduce il contrasto ottico dei difetti dello sviluppo dello smalto, svolgendo un ruolo chiave come pre-trattamento nei protocolli conservativi, ottimizzando l’outcome di infiltrazioni resinose e riducendo la necessità di approcci più invasivi.
In conclusione, lo sbiancamento dentale negli adolescenti è sempre più richiesto per motivazioni estetiche e psicologiche. Se eseguito con protocolli controllati e basse concentrazioni di perossido, risulta efficace e sicuro. La tecnologia Tooth Rejuvenation Blancone consente un approccio conservativo rispettoso dei tessuti duri rendendosi un valido alleato nel trattamento delle discromie e dei difetti dello smalto in età adolescenziale.
CASO CLINICO
Paziente femmina di 16 anni, si riscontra una lesione ipomineralizzata di origine traumatica a carico del 2.1 (fig. 1). Nell’anamnesi la paziente riferisce un trauma facciale a seguito di caduta accidentale nei primi due anni di vita che si è manifestata nella dentizione definitiva con la presenza di una lesione a carico del 2.1 (figg. 2 e 3).
Si procede con sbiancamento (fig. 4) e infiltrazione resinosa. Si registra assenza di sensibilità dentinale per tutta la durata del trattamento (figg. 5, 6 e 7).
Giuseppe Lipani
Igienista dentale a Siracusa Professore a c. presso l’Università Unicamillus





