Nel marasma degli impegni quotidiani è difficile trovare il tempo, le energie e la lucidità per fare progetti immaginando come sarà, fra dieci anni, la realtà lavorativa. Ma per chi ha una prospettiva di lavoro ancora medio-lunga è uno sforzo necessario. Sì perché entro questo orizzonte temporale può davvero succedere di tutto. Alcune dinamiche sono prevedibili e altre meno, ma sui pochi dati che abbiamo a disposizione vale la pena provare a ragionare.
A dispetto dei proclami dei politici su una maggiore presenza in futuro del servizio sanitario nazionale in ambito odontoiatrico, possiamo prevedere che nei prossimi anni le cure dentistiche saranno ancora appannaggio per il 90% dei dentisti privati. Esattamente come accade oggi. A cambiare probabilmente sarà il paziente, non il modello sanitario.
Probabilmente aumenterà la pazientela, perché è lecito aspettarsi che quel 60% di italiani che non va nemmeno una volta durante l’anno dal dentista maturerà invece una consapevolezza diversa e una richiesta di salute superiore rispetto a quanto accade oggi. Saranno forse spinti a farlo anche dallo sviluppo della sanità integrativa e dalla spinta promozionale dei grandi centri odontoiatrici.
Come sarà allora il paziente fra dieci anni e quali necessità di cura porterà nello studio dentistico?
In dieci anni cambiano in maniera notevole le abitudini di consumo delle persone, anche in un settore come la salute, e probabilmente il paziente del 2025 avrà richieste più conservative ed estetiche: per capirci, meno estrazioni, più endodonzia, più conservativa, un po’ di medicina estetica.
La speranza di vita è in continua crescita e nel nostro Paese è passata dagli 80,2 anni del 2002 agli 82,9 del 2012. In dieci anni abbiamo guadagnato due anni e mezzo di vita. Mica poco.
Quasi certamente si alzerà l’età media dei pazienti negli studi, con molti più anziani, con in bocca molti più denti rispetto ai loro coetani di dieci anni prima. Denti probabilmente già trattati da qualche collega nel corso del tempo. Dall’aumentato afflusso di pazienti anziani negli studi nasce la necessità per il dentista di migliorare le sue conoscenze dal punto di vista medico, per essere in grado di gestire questi pazienti e non doverli affidare all’ospedale anche quando non sarebbe necessario. Malattie sistemiche e loro terapie farmacologiche dovranno essere conosciute a fondo, valutandone gli inevitabili risvolti nelle terapie odontoiatriche.
Con l’allungarsi della vita media, il numero di pazienti edentuli non potrà che aumentare. La riabilitazione totale con protesi rimovibile forse andrà in soffitta a favore dei tanti protocolli di protesi su quattro o più impianti e in questo percorso terapeutico cambierà il «peso» delle variabili in gioco: accanto al dato di realtà (la situazione clinica del paziente) cresceranno i vincoli dati dalle aspettative, dal tempo a disposizione e dalla disponibilità economica del singolo soggetto.
Cosa ci si può aspettare riguardo alle dinamiche occupazionali? L’associazione dei dentisti tedeschi prevede che in Germania entro il 2030 saranno creati circa 76.000 nuovi posti di lavoro presso ambulatori dentistici e laboratori odontotecnici e anche oltreoceano, negli Usa, la professione sembra avere un futuro più che roseo. Secondo il sito americano U.S. News & World Report, in testa alla classifica dei 100 migliori lavori del 2015 c’è quello del dentista. Perché? Buoni guadagni, un ottimo rapporto tra lavoro e tempo libero e, soprattutto, nuovi posti di lavoro, stimati dall’agenzia governativa statunitense Bureau of Labor Statistics in circa 23.000 nuovi posti entro il 2022.
Andrea Peren
Direttore di Italian Dental Journal





