Presentiamo il caso di una giovane donna (A.S.) di anni 22 affetta da parodontite di stadio 4 grado C. La paziente presentava infatti, oltre a numerose tasche e difetti ossei profondi, diversi fattori di complessità propri dello stadio 4, quali ipermobilità e trauma occlusale secondario, che non le consentivano di masticare correttamente. Come da linee guida EFP, la paziente è stata da subito inserita nel workflow terapeutico dei pazienti parodontali ed è stato in primis eseguito un approfondimento diagnostico completo per stabilire il grado di compromissione generale e definire le strategie interdisciplinari più appropriate (figg. 1 e 2). Infatti, sugli elementi 24-25-26, la cui mobilità creava disagio funzionale alla paziente e non le consentiva di pulire correttamente, è stato effettuato nell’immediato uno splint rigido con filo Ni-Ti 0.16 x 0.22 che stabilizzasse gli elementi e, contestualmente, un occlusal adjustment per ridurre il trauma funzionale al quale questi denti erano sottoposti (fig. 3).
Subito dopo, è stato effettuato lo step 1 di terapia parodontale; è stato infatti mostrato alla paziente come rimuovere il biofilm domiciliare mediante spazzolino manuale e scovolino ed è stata effettuata la rimozione dei depositi sopragengivali presenti.
A distanza di una settimana, è stata effettuata la strumentazione sottogengivale al microscopio operativo (step 2) con approccio full-mouth mediante l’utilizzo di strumenti manuali (curette sito-specifiche) e meccanici (ultrasuoni Varios Combi Pro, NSK). Nello specifico, è stata condotta la strumentazione dei difetti più profondi mediante inserti ultrasottili (NSK G16, P20, P25L e P25R), utilizzando un approccio minimamente invasivo e rispettoso dei tessuti, con l’obiettivo di non ledere l’inserzione delle fibre collagene sul cemento radicolare e ottimizzare i successivi meccanismi di guarigione (video 1).
Dopo un mese, è stata effettuata la ri-strumentazione selettiva di alcuni siti su cui residuavano depositi di tartaro e, contestualmente, è stato monitorato, mediante gli indici di placca (FMPS) e sanguinamento marginale (BOMP), il grado di cooperazione della paziente (fig. 4). I valori riportati erano eccellenti, entrambi al di sotto del 20%, e la paziente grazie alla riduzione dello stress occlusale mostrava un significativo miglioramento anche dal punto di vista funzionale.
A distanza di tre mesi dalla ri-strumentazione, è stata eseguita la rivalutazione parodontale, al fine di confrontare i dati raccolti al baseline con quelli post terapia. Oltre ad aver messo sotto controllo gli indici di infiammazione (FMPS e FMBS < 10%), la paziente non presentava più nessuna tasca attiva (PPD ≥ 4mm con bop+). In fase di rivalutazione è stato inoltre rimosso lo splint e misurata la mobilità residua, che si era ridotta notevolmente.
A un controllo radiografico, effettuato a 4 anni post terapia, è stato possibile apprezzare una buona remineralizzazione della componente più profonda dei difetti infraossei nei siti più compromessi, segno di stabilità dei tessuti nel lungo termine (fig. 5).
A questo punto alla paziente è stato consegnato un night-guard allo scopo di ridurre lo stress occlusale, ed è stata inserita in un programma di mantenimento che prevedeva appuntamenti di un’ora con cadenza trimestrale, trattandosi di una paziente con elevata suscettibilità e quindi a rischio aumentato di recidiva.
Autori:

Guerino Paolantoni, Odontoiatra, libero professionista a Napoli

Chiara Galano, Igienista dentale, libera professionista a Napoli
Guerino Paolantoni
Socio attivo della Società italiana di parodontologia ed implantologia (Sidp) e Fellows dell'International Team for Implantology (Iti)





