Con un’attenta selezione dei pazienti e una collaborazione interdisciplinare, l’iniezione di tossina botulinica potrebbe diventare una terapia complementare standard nella gestione olistica dei pazienti oncologici, aiutandoli ad affrontare le sfide emotive ed estetiche legate alla malattia, al trattamento e al processo di guarigione.
Lo si legge su un articolo comparso sulla rivista Toxins a cura di Marco Papagni e Monica Renga, membri del board scientifico della Società italiana di medicina estetica Agorà, e supervisionata da Maurizio Cavallini, presidente di Agorà, con la collaborazione del professor Paolo Veronesi, oncologo di fama internazionale, che ha vagliato la compatibilità con i protocolli oncologici e il rispetto dei principi di sicurezza per questi pazienti.
Sempre più pazienti, in particolare quelli oncologici, richiedono trattamenti estetici per affrontare i cambiamenti fisici causati dalla malattia e dalle terapie, che spesso influiscono negativamente sulla loro autostima e qualità della vita. L’uso della tossina botulinica potrebbe offrire benefici estetici e psicologici, ma attualmente non esistono protocolli chiari per il suo impiego in questi pazienti.
La revisione ha provato allora a valutare la sicurezza e il potenziale beneficio della tossina botulinica in oncologia, identificando le situazioni in cui il trattamento estetico possa essere sicuro e utile. L’obiettivo è avviare un dialogo che porti alla definizione di linee guida. «Questa è la prima revisione sistematica sull’uso estetico della tossina botulinica in pazienti oncologici – ha spiegato Renga –. Analizza i dati esistenti per fornire una sintesi basata su evidenze solide e indicazioni per nuovi approcci terapeutici e ulteriori studi».
Cavallini ha aggiunto che il lavoro «sottolinea sempre più come la medicina estetica non sia solo una questione estetica, ma una parte integrante del benessere globale del paziente. Questa review dimostra come la tossina botulinica possa offrire un supporto prezioso ai pazienti oncologici, restituendo loro non solo un aspetto migliore, ma anche una nuova fiducia in sé stessi e nella vita».
L’approccio della medicina estetica si sta evolvendo verso una dimensione restitutiva, che ora punta non solo a migliorare l’aspetto, ma anche a ridare una percezione positiva di sé stessi. «Nei pazienti oncologici – ha affermato Papagni – la tossina riduce le rughe glabellari e corregge le cicatrici post chirurgiche. Le applicazioni terapeutiche alleviano il dolore neuropatico, le contratture muscolari e trattano l’ipersecrezione salivare o il ritardo nello svuotamento gastrico».
A conclusione dello studio gli autori affermano che la tossina botulinica, grazie al suo profilo di sicurezza e minima invasività, potrebbe essere integrata nella cura oncologica con protocolli chiari e una collaborazione tra oncologi e medici estetici. Le evidenze disponibili indicano che, dopo un’attenta valutazione medica, il trattamento è sicuro anche in pazienti in terapia attiva.
Renato Torlaschi
Giornalista Italian Dental Journal




