La semeiotica occluso posturale è essenzialmente materia diagnostica prima che terapeutica.
È indiscutibile la discrepanza tra riscontri clinici ed evidenze scientifiche che oggi viviamo in materia di correlazioni funzionali oculo cervico mandibolari. Credo il problema nasca dal fatto che si è portati, per consuetudine di protocollo scientifico, a considerare dimostrabile solo ciò che si ripete costantemente e si manifesta sempre conseguentemente allo stesso stimolo. In realtà, in ambito occluso posturale, ci troviamo di fronte a un sistema estremamente dinamico e che si riprogramma sequenzialmente a seguito di qualsiasi input che superi la soglia di adattamento. Valga come esempio la continua e subitanea alternanza nella sequenza di facilitazione/inibizione muscolare che avviene ogni volta che camminiamo.
Inoltre esiste un’altra variabile che dobbiamo necessariamente tenere presente: cioè che la soglia di adattamento sopra menzionata non è mai standard, ma sempre personale e sempre condizionata dagli eventi precedenti all’input in esame. In altre parole se è vero, ad esempio, che uno stress occlusale può determinare variazioni da adattamento muscolare, ciò a dire variazioni posturali cranio mandibolari, è anche vero che queste non in tutti evidenziano situazioni di malessere o disfunzione, anche se sottoposti alla stessa noxa. La reazione dipende infatti essenzialmente dalla sensibilità del sistema e di come eventualmente esso sia stato usurato da precedenti insulti biomeccanici.
Tutto questo rende praticamente impossibile applicare i comuni standard di ricerca al sistema posturale, compreso quello occluso posturale. Dobbiamo partire da altri presupposti, ad esempio valutando le persone come eventi irripetibili e non classificabili in categorie rigide, almeno nel nostro campo.
Un equivoco molto comune è quello che porta a interpretare coloro che sono “storti” come “malati” e colori che sono “dritti” come “sani”. Nella realtà clinica, e ciò confonde il quadro scientifico, si incontrano persone che hanno disturbi ma a ciò spesso non corrisponde uno squilibrio posturale. Allora cambiamo ottica: cominciamo a distinguere chi è in stato di malessere, che è normalmente chi chiede aiuto al medico, da chi è in stato di benessere, preoccupandoci di riportare i primi nelle condizioni dei secondi. Ci renderemo allora conto che, a volte, per eseguire questa operazione, è necessario rimettere il paziente “esattamente storto come vuole il suo sistema”.
Ognuno di noi, al momento nel quale viene analizzato, presenta gli adattamenti posturali conseguenti alle varie noxae che ha subito nel tempo, siano esse iatrogene o traumatiche. Poiché alcuni di questi accidenti non sono annullabili e poiché la mandibola (che si interrelaziona funzionalmente con il cranio non solo con le Atm ma anche con l’occlusione) non è immune dagli aggiustamenti necessari a conservare il benessere, appare evidente che prima di effettuare qualsiasi intervento di riposizionamento mandibolare, sia esso ortodontico, protesico o conservativo, è necessario chiedersi e indagare perché questo si è reso necessario e se l’eventuale variazione di rapporto spaziale mandibolo cranico possa essere perniciosa, cioè non tollerata per il sistema.
Tullio Toti
Libero professionista a Verona



