La radioterapia ha acquisito un ruolo fondamentale nel trattamento dei tumori della testa e del collo e quasi il 75% dei pazienti si sottopone a questo trattamento, che però è spesso gravato da effetti collaterali acuti e tardivi sui tessuti orali e maxillo-facciali, specialmente se combinato con la chemioterapia.
Anche se è generalmente raccomandato rimuovere i focolai orali prima della radioterapia, una recente revisione sistematica pubblicata su Oral Diseases e condotta da studiosi italiani – dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dell’Università di Foggia e dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli – ha confermato che le estrazioni dei denti prima della radioterapia rappresentano un fattore di rischio per l’osteoradionecrosi.
La ricerca nella letteratura scientifica ha portato a includere nell’analisi otto studi, per un totale di 494 pazienti sottoposti a estrazione dentale prima della radioterapia: l’incidenza di osteoradionecrosi è stata del 2,2%.
«Si tratta quindi di un problema critico – affermano gli autori – da considerare e discutere con i pazienti. In letteratura non sono disponibili un algoritmo consolidato che aiuti a decidere quando estrarre un dente in una zona che verrà irradiata o un protocollo chirurgico ben definito, che possano ridurre l’incidenza dell’osteoradionecrosi. Solo pochi studi hanno descritto parametri che possono aiutare nella scelta».
Inoltre, il trattamento dell’osteoradionecrosi è difficile, frustrante e richiede tempo; quindi, da anni, una strategia di prevenzione è stata considerata cruciale per la qualità della vita dei pazienti sottoposti a radioterapia. Sono stati evidenziati diversi fattori di rischio per l’insorgenza dell’osteoradionecrosi, ma il loro ruolo non è ancora stato completamente chiarito. È certamente da tenere in conto la sede di estrazione: quelle dei denti mandibolari sembrano essere collegate a un aumentato rischio di osteoradionecrosi; in particolare, in questa revisione sistematica, tutti i casi si sono sviluppati proprio nella mandibola.
Anche la tecnica chirurgica utilizzata per eseguire l’estrazione può influire; dati preliminari sembrano indicare un maggior rischio per le estrazioni (di denti del giudizio e molari mandibolari) che sono state eseguite con il sollevamento di un lembo di mucosa. Inoltre, sebbene il ruolo dei batteri nella patogenesi dell’osteoradionecrosi rimanga poco chiaro, diverse ricerche hanno dimostrato che la contaminazione batterica può ostacolare il processo di guarigione. Infine, sulla base degli studi esaminati, i ricercatori ritengono ragionevole affermare che l’estrazione di denti affetti da parodontite periapicale potrebbe aumentare il rischio.
Ma anche la decisione di non procedere con l’estrazione potrebbe avere conseguenze gravi. «La riacutizzazione di una malattia dentale, in particolare un ascesso odontogeno, potrebbe interferire pesantemente con il programma di radioterapia, riducendo potenzialmente il tasso di sopravvivenza di questi pazienti. Per questo motivo – concludono gli esperti italiani – le estrazioni dentali sono spesso consigliate prima della radioterapia, ma sono disponibili solo informazioni limitate sui protocolli chirurgici e sul lasso di tempo più opportuno prima dell’inizio della radioterapia».
In effetti, il tempo intercorrente tra l’estrazione e l’inizio della radioterapia è un altro fattore dibattuto: per ridurre il rischio di osteoradionecrosi, il sito post-estrattivo dovrebbe guarire completamente. Tuttavia, la guarigione dell’osso alveolare è un processo di rimodellamento complesso, che continua anche per più di tre mesi e spesso questi tempi non possono essere dilatati eccessivamente per i pazienti oncologici.
Giampiero Pilat
Giornalista Italian Dental Journal



